Condizionatore in corsia: acceso o spento? I pazienti litigano

LECCE-  I corridoi dei reparti di degenza di Pneumologia al “Vito Fazzi”, per esempio, dispongono di 4 condizionatori. «Uno di questi – riferisce la signora Maria Teresa, che è andata a trovare il papà di 86 anni – è rotto. Ma lasciamo stare – taglia corto – Purtroppo nelle stanze dove ci sono 4 letti, i pazienti muoiono dal caldo. L’aria appena fresca del corridoio non è sufficiente e gli ammalati soffrono l’afa che dura da due settimane».

Diversa la situazione al reparto di Medicina, sullo stesso 5° piano. «Anche qui i climatizzatori sono sistemati nel corridoio – fa sapere il primario Gaetano Castrignanò – ma l’aria condizionata penetra nelle stanze e regala ai pazienti quell’ambiente a temperatura controllata di cui hanno bisogno. Oltre al danno che potrebbero arrecare i condizionatori nelle stanze, pronti a soffiare aria fredda direttamente sui letti dei pazienti, c’è anche un altro aspetto che non è stato valutato.

Al reparto di Oncologia per esempio, le stanzette, tutte con bagno in camera, ospitano due lettini e dispongono di condizionatore. Purtroppo, proprio la presenza del condizionatore si sta rivelando un inatteso motivo di conflitto. Vi sono i parenti dell’ammalato che vorrebbero spegnere l’apparecchio perché il flusso d’aria investe il loro familiare e vi sono invece i parenti del secondo ospite che pretendono l’aria fresca nella stanza.

«L’idea del direttore generale di accorpare i due reparti di Medicina (trasferire quello dell’Oncologico al Fazzi – ndr.) si sta rivelando decisamente opportuna e utile – dice il dottore Castrignanò – In questo modo gli operatori sanitari possono controllare meglio il reparto». Presto potrebbero trasferirsi anche i Thalassemici. I 40 posti letto del reparto di Medicina sono sempre al completo e spesso si è costretti ad extralocare. «Arrivano molti anziani, disidratati per il gran caldo. Devono bere di più, ma non è facile garantire l’equilibrio in un soggetto fragile – spiega il primario – Perché il giovane può bere quanto vuole, ma nell’anziano potrebbe risentirne il cuore. I pazienti con l’Alzheimer sono quelli che si scompensano facilmente perché non hanno più i riflessi, non sono autonomi e dipendono dall’assistenza di altri. I soggetti soli in casa dovrebbero essere seguiti dai medici di famiglia».

Per il dottore Castrignanò la reidratazione di questi soggetti anziani è molto importante. I sali minerali che hanno perduto – dice – devono essere reintrodotti per via venosa e con l’alimentazione a base di frutta, verdura e prodotti freschi.

 

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