Xylella, scienziato vs attivisti: “Imbecilli” urla e spintoni, tensione alle stelle

GALATINA- Ha concluso la sua relazione su Xylella mutuando Umberto Eco: “I social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli”, con riferimento agli attivisti che contestano da tempo la ricerca e la strategia portata avanti sul batterio. Ed è con quelle parole di Giovanni Martelli, professore emerito di patologia vegetale presso l’Università di Bari, che è saltato il tappo, tra i tanti che erano presenti alla firma della “Carta di Galatina”.

Tensione alle stelle, urla, qualche spintone nel bel mezzo della sala. Il solco tra le posizioni sul tema diventa sempre più un fossato. Il nodo riguarda soprattutto l’allargamento della platea di ricercatori, concentrata a Bari. Solo negli ultimi mesi e settimane sono state avviate sul campo, e in solitudine, sperimentazioni scientifiche diverse, senza coordinamento. Resta senza risposta assolutamente certa ancora la domanda madre: è Xylella a far seccare gli ulivi? Martelli su questo non ha dubbi, mostrando foto di piantine inoculate con il patogeno e che iniziano a presentare sintomi.

Non bastano, a suo avviso, le buone pratiche agricole per salvare gli alberi. Di più, Martelli contesta quanto sostenuto da Kristos Xiloyannis, docente dell’Università della Basilicata e punto di riferimento dell’agroecologia. Secondo quest’ultimo, rafforzando l’ecosistema si dà alla pianta la capacità di reagire alla malattia, ma questo dovrà passare attraverso una lunga e diversa gestione del suolo, per ridargli fertilità.

Si vedrà alla fine chi avrà ragione. Ma nel frattempo si guarda avanti. L’unica carta, per Martelli, per salvare le piante secolari è la sperimentazione che sarà fatta di concerto con l’ateneo leccese per veicolare all’interno delle piante ioni tossici per Xylella, per neutralizzarla. Per il resto bisogna, a suo avviso, ripensare l’olivicoltura e la strada è il sistema superintensivo.

 

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