LECCE- In principio fu Nature, ora una lettera aperta su Il Foglio da parte di Alexander Purcell, Professore Emerito della University of California, Berkeley. L’inchiesta della Procura di Lecce relativa alla “diffusione colposa” del batterio Xylella fastidiosa finisce nel mirino degli scienziati. Si invertono le parti.
Dopo il sequestro, durato alcuni giorni, dei pc e documenti nei centri di ricerca baresi, la levata di scudi si è fatta inarrestabile e si somma a quella arrivata dopo le dichiarazioni della pm Valeria Mignone sugli impedimenti all’accesso nell’Istituto agronomico mediterraneo. Al momento, non c’è nessun nome iscritto sul registro degli indagati.
Ma gli esperti californiani tornano a difendere a spada tratta, comunque, i colleghi del Cnr. Lo aveva fatto Rodrigo Almeida: «I ricercatori che si occupano dell’epidemia di Xylella in Puglia stanno lavorando senza sosta da due anni. La loro ricompensa è stata un attacco costante, non possono nemmeno immaginare come possano sentirsi».
Ora, rincara la dose Purcell. Lo fa con una lettera dal titolo “Piano con giustizialismo e complottismo sulla Xylella in Italia”. Dà per certo, nonostante la ricerca non lo abbia ancora stabilito, che nel Salento “la causa della devastante affezione, cui è stato attribuito l’acronimo CoDiRO (complesso del disseccamento rapido dell’olivo) è la Xylella fastidiosa. […] È triste constatare – prosegue – che i ricercatori dell’Università e del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bari […] vengano ora sospettati dalla magistratura di avere essi stessi favorito la diffusione del batterio, tanto che gli inquirenti hanno ordinato il sequestro di materiale informatico e cartaceo dai centri di ricerca coinvolti nello studio del fenomeno Xylella. Proprio nel momento in cui si sarebbe dovuto produrre il massimo sforzo per combattere il CoDiRO, l’azione legale rallenta drasticamente la ricerca di metodologie di controllo.
Un processo che inoltre insinua dubbi nell’opinione pubblica e genera sfiducia nella scienza, proprio quando la velocità nell’azione e l’intensificazione degli sforzi della ricerca sarebbero essenziali per limitare l’avanzata della male. Non sorprende – aggiunge Purcell – che il morale degli scienziati sospettati di un così riprovevole comportamento sia stato scosso, con evidenti ricadute negative sul progredire delle ricerche con le quali essi cercano soluzioni per contrastare la drammatica avanzata della peste degli olivi”.
Poi, dopo aver passato in rassegna possibile genesi e probabili scenari, Purcell tira le somme, “in qualità di studioso che fin dal lontano 1972 si è occupato della epidemiologia di X. fastidiosa e del contrasto alla diffusione delle fitopatie da essa indotte in California, Messico, Brasile, Costa Rica, e che ben conosce il problema salentino che ha avuto modo di osservare di persona”. “Ancorché non sia possibile prevedere dove e come la Xylella si diffonderà – conclude – è però un fatto che quando il batterio penetra in un territorio e vi si insedia, la sua eradicazione non è più possibile. La prevenzione è quindi l’unico efficace mezzo per affrontare questo patogeno. Il mio ultimo tentativo per attirare l’attenzione sulla possibilità chela Xylella penetrasse in Europa risale a 18 anni addietro, con la nota “Xylella fastidiosa, a regional problem or global threat?” (Journal of Plant Pathology, 79: 99-105, 1997). E’ cambiato qualcosa nel tentare di prevenire o rallentare la diffusione di questo patogeno? Non far nulla ha ora un costo molto basso, ma il costo sarà assai più elevato in un immediato futuro”.