Il Pd perde pezzi, Luigino Sergio se ne va. Piconese: “Decisione strumentale”

LECCE- “Una decisione dalla vena strumentale”. Il segretario provinciale del Pd, Salvatore Piconese, bolla così la scelta di lasciare il partito da parte di un suo esponente di punta, Luigino Sergio, per quasi vent’anni sindaco di Martignano, ex vicepresidente della Provincia e già presidente dell’Unione dei Comuni della Grecìa salentina. L’annuncio era arrivato nelle scorse ore, durante la riunione dell’associazione SinistraDem Salento, che si rifà all’area Cuperlo. Una decisione a sorpresa, a due settimane esatte dalle elezioni regionali, ma comunque “molto riflettuta”, dice Sergio, “necessaria per dare uno scossone al Pd”. Spiega il perché, ma sottolinea che la sua “non è una presa di posizione contro Piconese”: “alla base – aggiunge – ci sono motivazioni politiche e non elettorali.

Il Pd ha dimostrato di essere la somma dei comitati elettorali e questo non mi va bene. Mi disimpegno, ora sono libero di dire, passo dal banco dei criticati a quello dei critici”. E nella critica la posizione emerge tutta: “Il segretario provinciale dev’essere segretario di tutti, quando si aprirà la fase congressuale poi si vedrà. Il Pd dev’essere casa comune e non la casa in cui ci dobbiamo considerare occupanti abusivi. Manca il luogo della riflessione politica. Dove sta la linea sui temi della riforma degli enti locali, delle Regioni? Il Pd che non discute – conclude – è un Pd che non esiste”.

“E’ una decisione che ci lascia spiazzati – risponde Piconese -. Parlerò con Sergio e spero che possa tornare sui suoi passi e continuare la militanza nel partito”. Poi, il segretario va all’attacco: “Non sono d’accordo con la sua opinione del Pd come summa dei comitati. Non capisco perché dia questa motivazione. Quando il partito era davvero un “comitato” nessuno denunciava. Mi riferisco alle gestioni precedenti. Lo dicevano tutti che era una sorta di tribù, ma all’epoca è come se ci fosse stata una gestione di comodo. Ora no. Forse perché il partito è più radicato e più forte, primo in Italia per aumento dei consensi rispetto alle regionali del 2010. di questo dovrebbero gioire tutti e perciò considero strumentali le motivazioni, come se qualcuno volesse liberarsi le mani e disimpegnarsi nell’attesa di qualcos’altro. Non solo, qualcuno dovrebbe essere più coerente con se stesso: la componente che sta criticando in questi giorni la segreteria rimaneva al proprio posto di comando quando il Pd perdeva elezioni amministrative, regionali e politiche e oggi che vinciamo si fa paladino di un Pd diverso”.

I commenti iniziano a piovere. Carlo Salvemini, consigliere comunale a Lecce, “comprende” il gesto perché “per chi crede nella politica intesa come servizio e non come avventura individuale finalizzata a da un’elezione, un incarico, una carriera è evidente che il partito così come è non serve a molto”. Per Paolo Pagliaro, componente dell’Ufficio  Presidenza Nazionale di Forza Italia, lo strappo avviene “quando si ha a cuore solo il futuro del Salento, il suo sviluppo e il suo benessere, scontrandosi con l’auto conservazione dello status quo e la gestione del potere. Speriamo ci ripensi – dice – il PD, nostro avversario politico, perderebbe una delle migliori espressioni della sua classe dirigente”.

 

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