Da vecchi crediti il rischio tegola da 13,5 milioni di euro sulla Asl

BARI- Un vecchio contenzioso rischia di trasformarsi in una pesante tegola sui conti della Asl di Lecce, una tegola da 13,5 milioni di euro. Si trascina fino in Cassazione la guerra legale che vede schierati da un lato la Tsh srl e dall’altro Azienda sanitaria e Regione Puglia. La storia è lunga e contorta e per capirla bisogna fare un passo indietro. Nel 2000, l’allora Asl Le1 ha affidato alla società servizi informatici per la gestione di reti e raccolta dati. Nel contratto, le parti hanno stabilito che eventuali controversie sarebbero state definite davanti a un collegio arbitrale. E quando sono puntualmente arrivate, il lodo ha riconosciuto crediti vantati dalla Tsh per oltre 30 milioni di euro. Da dove provenivano?

L’azienda aveva contestualmente in piedi due rapporti: uno con la Asl e uno con la Regione. Ma mentre il primo fu consacrato con contratto scritto, indispensabile nei rapporti con le pubbliche amministrazioni, il secondo no. Di conseguenza, le attività svolte per via Capruzzi ( raccolta di dati su mobilità infraregionali ed extraregionali delle prestazioni sanitarie) nel 2008 sono state considerate dal Tribunale di Bari come eccedenti e dunque da non pagare.

L’anno dopo, però, Tsh ha chiesto che di quelle prestazioni effettuate per conto della Regione se ne facesse carico via Miglietta: il giudizio arbitrale è stato per lei vittorioso, riconoscendole un credito, appunto, di 31.735.000 euro. Quest’esito, tuttavia, è stato impugnato davanti alla Corte d’Appello. Il risultato? Una sentenza di 180 pagine, nella quale, come ricostruito nella lettera inviata dall’avvocato della Regione, Giampiero Rossiello, a Bari, a fronte di quel lodo i giudici hanno riconosciuto un credito della Tsh per un terzo: 9.480.000euro in linea capitale (comprensivi di Iva) più 1.266.000 euro per interessi. Somme che comunque la Asl avrebbe già coperto soprattutto pagando le pendenze della Trend Sviluppo Holding con Equitalia.

Depennati, invece, i 13,5 milioni di euro vantati nei confronti della Regione poiché non trovano la loro fonte nel contratto scritto. È per questo che ora si andrà in Cassazione: la società quei soldi li rivendica e ha presentato ricorso contro la decisione della Corte d’Appello del 16 aprile 2014. Sentenza, quest’ultima, impugnata, tra l’altro, a novembre anche dalla Asl, nella parte in cui è stata dichiarata inammissibile l’opposizione di terzo proposta dalla Regione Puglia.

Dunque, si va ora allo scontro finale, con in ballo una cifra milionaria.

 

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