Funghi o Xylella? Con il parere Efsa si torna al dubbio di partenza su moria ulivi

LECCE- Era attesissimo da tutti, ma, ora che è arrivato, il nuovo parere dell’Efsa sulle cause della moria degli ulivi nel Salento rende il quadro ancora più nebuloso. Come nel gioco dell’oca, riporta tutti al dubbio di partenza: “Non esiste al momento alcuna evidenza scientifica che comprovi l’indicazione che alcuni funghi, piuttosto che il batterio Xylella fastidiosa, siano la causa primaria della sindrome del disseccamento rapido degli ulivi osservata in Puglia”. Questo scrivono i ricercatori dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che hanno analizzato il materiale fornito alla Commissione europea da Peacelink e da associazioni del territorio. Si tratta di studi scientifici relativi alla possibile azione di funghi tracheomicotici a firma di Antonia Carlucci, ricercatrice dell’Università di Foggia, e di due video e due certificati di analisi del terreno che riferiscono di trattamenti di oliveti, usando prodotti naturali, nella zona del Gallipolino. La stessa Carlucci è stata ascoltata in un’audizione tenutasi nella sede di Parma il 15 aprile scorso.

Chi si aspettava pareri più netti resterà deluso. L’Efsa lo dice in premessa: “A causa della scala dei tempi e l’urgenza della richiesta, una revisione sistematica e estesa di tutta la letteratura pubblicata su questi temi non è stata condotta”. Ma da quel che emerge da una prima ricognizione, “Non vi è alcuna evidenza pubblicata in letteratura scientifica che il trattamento della malattia fungina riduca l’insediamento, la diffusione e le conseguenze della Xylella, benché una corretta gestione del campo sia generalmente benefica per la salute delle piante”.

Ma la domanda relativa a cosa davvero fa seccare le piante non c’è al momento risposta: “Gli studi esaminati dall’EFSA rilevano che i funghi tracheomicotici sono spesso associati all’avvizzimento dell’olivo e potrebbero essere coinvolti nella sindrome del disseccamento rapido dell’ulivo. La ricerca, tuttavia, non stabilisce né dimostra che tali funghi siano la causa primaria del declino degli ulivi”.

Nella sua valutazione dei rischi da X. fastidiosa pubblicata a gennaio 2015, l’EFSA ha affermato che le piante “erano generalmente colpiti da un insieme di organismi nocivi comprendenti X. fastidiosa, diverse specie fungine appartenenti ai generi Phaeoacremonium e Phaemoniella nonché Zeuzera pyrina (falena leopardo)”. “I nuovi studi, assieme ad altre evidenze disponibili, suffragano tale affermazione”. Tradotto, bisogna ancora ragionare su un complesso di cause e non solo su un agente, per quanto Xylella sia considerata “un rischio importante per il territorio dell’UE”. Dunque, che si fa? L’Autorità “è giunta alla conclusione che è improbabile che l’eradicazione di X. fastidiosa, cioè la sua totale eliminazione da una zona focolaio, abbia successo nelle zone in cui l’organismo nocivo è ampiamente insediato, a causa della estesa gamma di piante ospiti e delle varie specie di insetti vettori. X. fastidiosa è peraltro insediata su decine di migliaia di ettari della provincia di Lecce. Tuttavia, il ricorso a un insieme di misure di contenimento – quali: impedire il movimento di piante infette o di insetti vettori infetti; eliminare le piante infette – potrebbe aiutare a prevenire o rallentare la diffusione dell’organismo nocivo dalla provincia di Lecce alle zone limitrofe o ad altri territori dell’UE”.

 

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