“Non subiremo eradicazioni e pesticidi”: in piazza a difesa degli ulivi

LECCE- La lotta al disseccamento degli ulivi, così come è stata immaginata dalla Regione, per loro farà più danni del batterio Xylella fastidiosa: si sono ritrovati in piazza Sant’Oronzo, ai piedi dell’ulivo, gli attivisti di associazioni, imprenditori, medici, rappresentanti istituzionali, chiamati a raccolta dal Forum Ambiente e Salute. Sanno di preciso quello che non vogliono: né abbattimenti di alberi – almeno 20 o 30mila quelli annunciati dal commissario straordinario per l’emergenza, Giuseppe Silletti – né utilizzo massiccio di pesticidi contro l’insetto vettore. Non è un no preconcetto. A loro avviso, sarebbe come voler fermare il mare con le mani. Ed è il rapporto pubblicato a gennaio dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare a fondare questi dubbi: al capitolo tre, dice che, anche per la mancanza di conoscenze, è ostacolata “la previsione dell’efficacia di tali applicazioni insetticidi contro i vettori” e non è detto che i trattamenti vadano a colpire proprio quelli xilematici, che vanno a pungere i vasi linfatici come fanno le cicaline che veicolano il batterio Xylella fastidiosa. Di più, quel rapporto dice che “l’uso intensivo di trattamenti può avere conseguenze dirette e indirette per l’ambiente, modificando intere catene alimentari”. “Seria preoccupazione” destano le ripercussioni sull’impollinazione e “i rischi per la salute umana e animale”.

Ecco perché si chiede di conoscere con precisione i dati, al momento sconosciuti, di quanti sono davvero gli alberi attaccati dal patogeno e se questo è davvero la causa del disseccamento, visto che un anno fa, su 1757 campioni prelevati sulle piante secche nelle zone critiche, solo 21 sono risultati positivi al test su Xylella.

In campo anche la Lilt. Da tempo, gli studi dell’Organizzazione mondiale della sanità parlano di rischio cancerogeno derivante dall’uso di fitofarmaci; l’Ispra documenta i danni da inquinamento delle acque; gli atenei italiani, come quello di Bologna, puntano il dito contro lo sterminio delle api e la mazzata sulla biodiversità. Nessuno di questi studi è citato nella determina con cui la Regione Puglia ha imposto, il 6 febbraio scorso, l’uso massiccio di chimica a partire da maggio, non solo su ulivi, ma anche su alberi da frutto, ornamentali, fino a irrorare anche terreni incolti, macchia mediterranea e muretti a secco, in tutta la provincia di Lecce.

Da piazza Sant’Oronzo lo si è voluto ribadire: “questa cura non aiuta gli alberi, ma ammazza il Salento”.

 

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