Legge elettorale, la Maggioranza affossa le donne

BARI –Finisce nel peggiore dei modi, con l’emendamento nemmeno discusso, con il voto segreto che smaschera intenzioni opposte alle pubbliche dichiarazioni e con il governatore che abbandona l’Aula. A due anni di distanza, ancora una volta, la maggioranza affossa la legge sulla parità di genere.
Una mossa scaltra del centrodestra è l’assist perfetto per quella frangia della maggioranza che di cedere 25 scranni alle donne proprio non aveva intenzione. Finisce così, con una proposta di considerare inammissibile l’emendamento che passa grazie a 37 voti a favore e 22 contrari. Immediata la sospensione dei lavori, le contestazioni delle donne del comitato promotore della legge 50/50 e la caccia a chi pubblicamente dichiara il contrario di ciò che poi realmente vota. “Un nutrito gruppo dei 15 – è il commento dei colleghi consiglieri – è del Pd, il resto sono singole posizioni sparse qua e là”.

Che la legge non sarebbe passata era noto, ciò che ha stupito è il non aver nemmeno concesso il voto nel merito e soprattutto un gran numero di franchi tiratori, ben oltre le aspettative. Il presidente Vendola, sdegnato, ha abbandonato i lavori: “È un’Aula mutilata” ha detto il governatore aggiungendo che questa legge, nel suo complesso, “è un mostro giuridico”.

Il riferimento è alle soglie di sbarramento approvate: 8% per liste e coalizioni chi presentano da sole, 4% per le singole liste all’interno della coalizione. Deciso anche il premio di maggioranza: se la coalizione vincente raggiunge il 40%, la maggioranza otterrà 29 consiglieri, se otterrà tra il 35 e il 40% i seggi saranno 28, se inferiore al 35% i seggi assegnati saranno 27.

Alla fine l’intera legge passa, con 48 voti a favore e 10 contrari. Ad opporsi Sel, Puglia per Vendola, Italia dei Valori. Soddisfatti Udc e Ncd. Imbarazzati per la vicenda del voto segreto ma accontentati dal massimo che si poteva ottenere, nel Pd. Esultanti in Forza Italia: “Abbiamo vinto – commenta il capogruppo Zullo – la forza delle idee supera quella dei numeri. Sulla parità di genere abbiamo già votato e poi abbiamo evitato di consegnare la politica in mano ai poteri forti”. Ma la polemica non è solo in Aula, anche e soprattutto fuori.

“Forza Italia, non parli mai più di donne e dei loro diritti” tuona a stretto a giro il candidato del centrosinistra Michele Emiliano, aggiungendo che “nessuno di coloro che ha votato contro la doppia preferenza sarà ricandidato”. E di più, in tutte le Province le liste saranno guidate da donne e se eletto, “sarà subito inserita la doppia preferenza e abolito lo sbarramento all’8%”. “Le doppie poltrone – è invece il commento del candidato per il centrodestra alla presidenza della Regione Puglia, Francesco Schittulli – sono state già tutte promesse, per questo motivo la mia proposta di impedire che un consigliere regionale potesse avere anche un altro incarico politico o amministrativo è caduta nel vuoto”. Chiude il cerchio Antonella Laricchia, candidata presidente per il M5s: “La gente è stanca di questi commedianti strapagati, che fanno danni e poi giocano ad accusarsi l’un l’altro, mentre – ha concluso – di mezzo ci andiamo da decenni sempre noi cittadini”.

 

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