Tap, la Regione Puglia fa dietro-front. Nicastro: “Gasdotto non impattante”

BARI- A pochi giorni dal vertice convocato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per tentare l’ultima mediazione su Tap, la partita è già chiusa e la Regione gioca a carte scoperte: non proporrà alcun sito alternativo a San Foca. Se vuole, potrà farlo la società, che ovviamente non ha alcun interesse a far slittare i tempi della realizzazione dell’opera di altri due anni. Ma c’è di più e quel di più sta in quanto detto a Telerama dall’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro: “Ho visto i rendering e ho studiato a fondo il progetto e la mia sensazione è che non sia impattante dal punto di vista ambientale, neppure se realizzato a San Foca. Però, ragioniamo così: se non è impattante, si può fare a San Foca? Se è impattante, perché si deve fare altrove? Le comunità, i territori, hanno rispetto a questo pari dignità, quindi nessuno lo vuole a casa propria”.

Abbiamo capito bene: dunque, se non è impattante, nella marina di Melendugno il metanodotto in arrivo dall’Azerbaijan ci potrà anche stare. Se è impattante, invece, chi si prende la responsabilità di spostarlo da un’altra parte? È questo il nodo e Nicastro non usa molti giri di parola per spiegarlo.

Con il suo parere negativo nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale, però, la stessa Regione aveva detto e motivato il contrario. E allora delle due l’una: Vendola smentirà il suo assessore o verrà confermato un no meramente tecnico e un sì in fondo politico? Tutto si capirà mercoledì, presso il dipartimento per il coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio, dove le amministrazioni interessate saranno chiamate ad esprimere in modo vincolante la volontà dell’amministrazione di competenza. Che farà la Regione lo anticipa sempre l’assessore all’Ambiente: “Rinnoveremo in quella sede quello che abbiamo detto in conferenza dei servizi a dicembre scorso, cioè che un diverso punto di approdo dev’essere individuato progettualmente dalla società e sottoposto alla valutazione delle istituzioni preposte a dare quei pareri”.

Si ragiona già a carte chiuse. La stessa Regione lo ammette: “Ci ritroviamo – afferma Nicastro – in una sede direttamente politica, sicché, lo dico subito, ciò non mi fa ben sperare sulla possibilità di ottenere variazioni di progetto significative perché è chiaro che un diverso approdo significherebbe rimettere in discussione tutta la problematica di pareri ambientali e questo comporterebbe un ritardo nella partenza dei lavori di almeno un paio d’anni”. Insomma, tutto è già deciso e quello della prossima settimana a Roma appare solo un passaggio formale.

 

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