L’occupazione ripartirà dalle donne, pari opportunità permettendo

LECCE- Perché le donne che lavorano spesso rinunciano ai figli? E perché chi ha figli rinuncia al lavoro? In mattinata, alle Officine Cantelmo, a Lecce, il confronto è stato serrato sul “work life balance”, promosso da Elena Gentile, componente della commissione occupazione e affari sociali del Parlamento Europeo.
Guardare alle esperienze più valide di welfare del nord Europa per far ripartire l’occupazione anche nel Mezzogiorno. Nessun binocolo, ma azioni concrete, a favore delle donne, traino dell’economia, conciliazione famiglia-lavoro e pari opportunità permettendo. Asili nido, orari flessibili, congedi parentali di maternità e paternità, il part time e il telelavoro: gli strumenti ci sono, per riorganizzare i tempi della famiglia e dell’impegno sul campo. Bisogna trovare il modo di azionare i grimaldelli. Un’esperienza tra le altre viene citata: l’asilo nido di Otranto, privo di orari rigidi e aperto anche di sera, per consentire alle mamme che lavorano nel turismo di continuare a farlo.

L’analisi è precisa: il modello di welfare dei Paesi del Mediterraneo, a differenza di quello dei Paesi del Centro e Nord Europa, ha mortificato aspettative e desideri ad una piena occupazione delle donne. E il tema di fondo è anche un altro: i figli sono beni privati, per cui ognuno dovrà arrangiarsi da sé, o sono beni pubblici, per cui è responsabilità di tutti farsene carico?

 

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