L’elezione del Capo dello Stato un Mattarello per la “politica” pugliese

LECCE- L’elezione a Capo dello Stato di Sergio Mattarella ed i paradossi della politica secondo il dato anagrafico. Per i settantenni una rivincita sulla politica della seconda Repubblica, ritornano addirittura le interviste dell’ottantenne Ciriaco De Mita;per i nati negli anni settanta la conferma che l’attuale politica possa aver bisogno di un uomo della prima repubblica per tentare di giungere alla terza ma per coloro nati a metà degli anni ottanta il Presidente potrebbe, nel paradosso, apparire un uomo nuovo non avendone sentito mai parlare. Ma l’elezione del siciliano produrrà non poche ripercussioni in Puglia sia per l’alleanza di centrosinistra che di centrodestra. Un vero e proprio “Mattarello” diversamente usabile. Per la coalizione di Emiliano potrebbe esser il tipico strumento delle massaie per spianare le distanze tra il candidato alla presidenza della Regione ed il governatore uscente, Vendola entusiasta di aver votato a capo dello Stato un mediocre esponente della dc che lui combatteva da parlamentare comunista ma che lo fa tornare in sintonia con Renzi e quindi forse con Emiliano; per il centrodestra un vero oggetto contundente sulla coalizione ed in Forza Italia. Si un vero e proprio “mattarello” in legno sui denti tra berlusconiani ed anti berlusconiani di Forza Italia e dell’ex popolo delle Libertà. Se ci sarà o meno: azzeramento degli organismi azzurri come invoca Fitto, nuovo accordo o rivoluzionarie decisioni da

Arcore lo si capirà. Per ora dalla Puglia, seguace di Maglie, si rivendica la fedeltà della linea nazionale tanto da indurre l’ex ministro a chiedere la moviola, sui tempi di voto del Presidente della Repubblica da parte dei suoi uomini-soldato, per testimoniare che non abbia fatto disattendere l’ordine berlusconiano della scheda bianca.

A maggio si voterà per eleggere il nuovo presidente della Regione e gli “squilibri” nazionali continuano a minare alleanze pugliesi e candidati in pectore fermo restando che un’uscita, o cacciata, di Fitto da Forza Italia non azzererà il partito azzurro per un fisiologico elettorato che è tale per il leader di Arcore e per spazi politici che diventerebbero appetibili da chi è critico sulla gestione, di questi anni, del territorio pugliese e salentino.

 

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