Su Tap deciderà Renzi ma cade ogni ostacolo per l’approdo a San Foca

SAN FOCA- Sarà Matteo Renzi a decidere cosa fare su Tap. Ma la strada per la costruzione del gasdotto a Melendugno ormai è completamente in discesa. Senza più nessuno spazio per discutere su un approdo alternativo.
Lunedì, dal Ministero dello Sviluppo Economico è arrivata la determinazione conclusiva della conferenza dei servizi che si è aperta lo scorso 3 dicembre. Poiché si ritiene “inapplicabile la procedura di superamento del dissenso e il raggiungimento dell’Intesa”, si rimette la decisione alla presidenza del Consiglio dei Ministri. Che le sue intenzioni, in qualche modo, le ha rese palesi più volte: lo ha fatto a Bari, durante la Fiera del Levante, con le parole dello stesso Renzi; lo ha ribadito in mattinata, di fronte al Tar Lazio, durante l’udienza per discutere della richiesta di sospensiva presentata dalla multinazionale contro l’ordinanza con cui il Comune di Melendugno aveva sospeso i carotaggi a terra per il metanodotto. In sostanziale soccorso di Tap, si è costituita, con una decisione che ha fatto non poco discutere, anche l’Avvocatura dello Stato, per conto dei Ministeri dell’Ambiente e dell’Interno, per difendere i propri provvedimenti adottati nell’iter autorizzativo, compresi quelli della Prefettura di Lecce.

La sentenza è attesa nelle prossime ore. Tap ha schierato quattro studi legali di mezza Italia: quello del prof. Cintioli di Roma, gli studi Clarizio e Lancieri di Bari e dell’avvocato Cantobelli del foro di Lecce. Ma a sparigliare le carte è stata, appunto, l’avvocatura dello Stato, che ai giudici amministrativi ha consegnato la determina del Mise: la palla passa a Renzi, a causa dello stallo sul procedimento, visto che continua ad esserci il parere negativo del Mibac e il diniego dell’intesa da parte della Regione Puglia. Era un modo, in quest’ultimo, caso, per non decidere? L’interrogativo resta, visto che, di fatto, la mancanza di opzioni alternative chiude una volta per tutte la partita su Melendugno.

Anche perché il documento del Mise parla chiaro: il no della Soprintendenza si può ritenere superato, come pure la questione, delicatissima, sul rischio di incidenti rilevanti, visto che “il dubbio sull’applicabilità della legge Seveso anche ai terminali di ricezione dei metanodotti è stato chiarito dall’espressione del parere del Ministero dell’Interno e del Ministero dell’Ambiente”. E a rimarcare che ormai non ci sarà spazio per ulteriori tentennamenti lo dicono la “strategicità e urgenza di realizzazione dell’opera contemplata nello Sblocca Italia”. Tutto messo nero su bianco.

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