Piccoli Comuni, rischio commissariamento o no? Il governo “spiazza” il Prefetto

LECCE- La semplificazione dei livelli istituzionali e la razionalizzazione delle spese delle amministrazioni rappresentano principi in sé e direttrici fondamentali del programma degli ultimi governi, ma come spesso accade in questo Paese, tra spirito della norma e applicazione c’è un abisso. Così accade che il Prefetto di Lecce – come indicato dal Viminale – prenda carta e penna e prescriva ai comuni sotto i 5mila abitanti di associare entro il 17 marzo le cosiddette funzioni fondamentali (dai servizi pubblici e ai servizi sociali, dal Catasto alla pianificazione urbanistica, fino alla polizia locale) pena il commissariamento. Ma il Governo “spiazza” Giuliana Perrotta e su sollecitazione degli amministratori di fatto rinvia l’adempimento al 2016.
I fatti: l’idea prende forma nell’estate del 2010. Dopo una serie di proroghe, i Comuni avrebbero dovuto associarsi in Unioni per gestire tre funzioni entro il 1° gennaio 2013, ulteriori tre entro il 30 giugno scorso e ultimare l’associazione dal 1° gennaio scorso, ma non si è mossa foglia. Le proteste dei sindaci a livello nazionale hanno partorito la richiesta dell’ennesimo rinvio accolta dal Governo in Conferenza Stato-Città, a stretto giro dal gesto del Prefetto di Lecce.

Nel caso della provincia di Lecce, la norma avrebbe un impatto enorme, giacché i comuni sotto i 5mila abitanti sarebbero quasi la metà, 40 su 97; ben diverse sarebbero le ricadute sulle province di Brindisi e Taranto (comunque caratterizzate da un un numero complessivo di comuni molto più basso, 49 in tutto): solo 5 sarebbero i centri interessati nella provincia della città ionica, neanche uno nel territorio dell’ente guidato da Maurizio Bruno.

I tempi dell’applicazione, insomma, si allungano ancora ma sul piatto resta il senso della sollevazione dei primi cittadini, che si ritrova nelle parole di Vittorio Aprile, sindaco di Sanarica (1.482 abitanti, secondo per esiguità di residenti solo a Giuggianello). Per Aprile, “Roma legifera varando norme che sembra debbano ricadere su grandi realtà e non su piccoli centri. Il principio della spending review è sacrosanto – dichiara – ma quest’obbligo renderà i servizi peggiori o più onerosi: penso alla polizia municiapale, al trasporto scolastico, a preziose figure professionali che – spalmate su più comuni – potranno operare nelle nostre sedi istituzionali per pochissime ore la settimana.

 

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