Operazione Paco, le clamorose imprudenze degli affiliati

LECCE- Affiliati ad un sodalizio criminale con il ruolo di spacciatori, succubi della volontà del capo, Sergio Notaro, desiderosi di rendersi indipendenti perché insoddisfatti della gestione eppure timorosi delle reazioni del boss, tanto da essere costretti ad allontanarsi da Squinzano per paura di ritorsioni. 

E probabilmente è stato il terrore di rimanere vittime di un agguato, dopo aver tradito il capo, a far commettere a due degli affiliati arrestati ieri nell’operazione Paco dei carabinieri delle incredibili leggerezze: mettere per iscritto, nero su bianco, accuse e recriminazioni, confermando in maniera inequivocabile, l’esistenza del sodalizio.

Il 17 ottobre 2013 Antonio Pierri e Cosimo Emiliano Palma, vengono arrestati per droga e per il possesso di alcuni proiettili. L’arresto assume un inaspettato rilievo investigativo perché nelle mani degli inquirenti finiscono, dopo la perquisizione in casa dei due, tre lettere ed un registratore digitale. Quello che gli investigatori leggono e ascoltano è illuminante. A scrivere sono proprio i due arrestati: Pierri ed Emiliano Palma. Il destinatario è invece Sergio Notaro, il capo riconosciuto ma con il quale nell’ultimo periodo c’erano stati dei contrasti circa lo spaccio di droga e la spartizione dei guadagni. I due dissidenti avevano organizzato un mercato autonomo, indipendente dal gruppo, e questo a Notaro non era sceso giù.

Per paura della vendetta del boss si erano ritrovati a vivere in clandestinità. Avevano tradito, ne erano consapevoli, e sapevano che qualcuno stava progettando la loro morte o il loro ferimento.

Le lettere, scritte a quattro mani, sono una via di mezzo tra le scuse e l’esposizione delle proprie ragioni. Il destinatario è Notaro. Cominciano con un: “Caro Sergio…..sappi che da oggi noi stiamo insieme. Spero che l’ultima cosa che hai fatto sia l’ultima sceneggiata a cui dovremo assistere . Andare a terrorizzare le nostre famiglie non ti servirà a niente, noi ora siamo vicini insieme ad altre persone. Con voi abbiamo chiuso”.

Nelle lettere recriminazioni e accuse: Pierri tenta di mettere in cattiva luce Vincenzo Stippelli, braccio destro di Notaro, ritenuto inaffidabile, mentre Palma accusa lo stesso Notaro di avergli fatto fare la fame “Mentre ora” dice “sto bene” .

Un’imprudenza l’essersi fatti sorprendere con i manoscritti, un errore madornale, di cui si pentono tutti i familiari, come emerge chiaramente nelle intercettazioni. Anche perché in carcere, proprio per il contenuto delle lettere, sarebbero presto passati come “infami”. Un documento, nero su bianco, dell’esistenza certa dell’operatività del gruppo di Notaro. Non solo. Il registratore sequestrato, sempre in casa del Pierri, consente di ricostruire in maniera aggiornata l’organigramma . Si parla di giuramenti, di segreti del vincolo associativo, e ancora di Sergio Notaro, che pur riconosciuto capo indiscusso, viene accusato di iniqua spartizione dei proventi a favore dell’amico Stippelli.

Mariella Costantini

 

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