Porto Cesareo, scioglimento del Consiglio: sarà guerra al Tar. Il comitato “Albachiara” si costitiusce in giudizio

PORTO CESAREO- Sarà guerra di carte bollate sullo scioglimento del consiglio comunale di Porto Cesareo. La decisione della Prefettura di Lecce, giunta l’ultimo dell’anno, sposta di fronte al Tar anche la contesa politica: anche l’opposizione, infatti, ha deciso di costituirsi dinanzi ai giudici amministrativi, tramite il comitato Albachiara, che, anzi, rincara la dose e lancia l’appello a chiunque voglia aderire, entro il 10 gennaio.
È al Tar, infatti, che il sindaco Salvatore Albano e i consiglieri in carica si sono rivolti, dopo il provvedimento prefettizio di commissariamento. Le motivazioni sono note: non ci sono i numeri, secondo il ministero dell’Interno, per continuare a governare, essendo stato utilizzato in modo inappropriato lo strumento della surroga, in seguito a continue dimissioni.

Il 21 gennaio, si terrà l’udienza di merito per decidere sul ricorso dell’ormai ex cittadino, ma sulla richiesta di sospensiva, però, si è già detto no. Hanno deciso di difendere a spada tratta la decisione del Prefetto quattro esponenti del Comitato Albachiara: Anna Peluso, Cosimo Damiano Arnesano, Cosimo Manca e Francesco Zecca. “La scelta – dicono – è dettata dalla meditata e serena convinzione che Porto Cesareo abbia bisogno di riprendere un cammino politico, amministrativo e democratico che risollevi il paese urgentemente da una condizione di precarietà”. È l’ultima tegola, in ordine di tempo, che si abbatte sul Comune.

Le indagini della magistratura hanno avuto effetto dirompente sulla giunta, che ne è uscita decimata, ma anche sui consiglieri di opposizione, per i quali si è arrivati alle dimissioni, fino alla mancanza del numero legale: un consiglio comunale così composto da 5 membri, oltre il sindaco, per il governo non ha diritto di esistere.

 

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