La prima lettera al nuovo direttore della ASL: “Un reparto per pazienti non collaborativi”

minerva

LECCE- “Siamo una famiglia con un figlio disabile su sedia a rotelle affetto da tetraparesi e grave ritardo mentale. I nostri problemi maggiori nascono nelle occasioni in cui si ha bisogno di urgente assistenza medica”. Si apre così la prima lettera indirizzata al nuovo direttore generale della Asl di Lecce Giovanni Gorgoni. A scriverla è una mamma leccese. Espone un problema che, mai come in questo caso, può comprendere solo chi si prende cura di una persona che non può esprimersi. Tecnicamente si chiamano “pazienti non collaborativi”.
In caso di urgenza, “non avendo nostro figlio la possibilità di comunicare la natura dei suoi malesseri -scrive la madre- siamo costretti ad andare per tentativi e per questo avremmo bisogno della possibilità di un consulto specialistico e/o di esami diagnostici da effettuare con diritto di precedenza. Ma ciò a Lecce non è possibile e siamo costretti a code interminabili presso il P.S. dell’Ospedale Vito Fazzi.

Con l’occasione della costruzione dei nuovi reparti presso lo stesso ospedale, chiediamo che venga presa SERIAMENTE in considerazione, la possibilità dell’apertura di un reparto adibito ad accogliere i pazienti come nostro figlio con la dovuta tempestività d’intervento e la presenza di personale medico preparato ad intervenire su pazienti non collaborativi. Vi preghiamo affinché questa nostra richiesta, che coinvolge un ampio bacino d’utenza della provincia di Lecce, non resti disattesa e, chi di competenza, prenda in seria considerazione la possibilità di realizzare quanto richiesto. Un reparto ospedaliero con tali caratteristiche sarebbe un’eccellenza nel panorama sanitario pugliese”.

Una prima richiesta per il direttore fresco di nomina; una prima risposta da dare ad un gran numero di cittadini.

 

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