Consegnata a Vendola la petizione contro pesticidi

BARI- Oltre duemila firme, il doppio di quanto ci si era prefissati: si conclude con un grande risultato la prima petizione italiana contro l’agrochimica, “No alla chimica in agricoltura. Vietiamo i pesticidi nel Salento”. Era stata lanciata il 9 giugno 2013 dagli attivisti di Casa delle Agriculture Tullia e Gino di Castiglione d’Otranto, l’associazione che nel Leccese si occupa di riconversione naturale di terre incolte, concesse in comodato d’uso gratuito dai privati, un nuovo modello di economia rurale e di coscienza collettiva. E oggi, presso l’Ufficio di Presidenza a Bari, sono stati loro a consegnare ufficialmente al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, il report delle sottoscrizioni raccolte in diciassette mesi di lavoro: 2051 adesioni, di cui 1186 su moduli cartacei e 865 validate dal sistema online del portale petizionepubblica.it.
Hanno sposato la causa cittadini provenienti da ogni parte della Puglia, d’Italia e d’Europa. Ad aderire all’appello anche intellettuali e rappresentanti istituzionali: la regista Cecilia Mangini; il presidente dell’associazione Movimento per la Decrescita Felice, Maurizio Pallante; la famiglia Girolomoni, fondatrice del marchio “Alce Nero” e pioniera del biologico italiano; i membri di Assocanapa; il direttore generale della Asl di Lecce, Valdo Mellone; i sindaci dei Comuni di Andrano, Montesano e Galatina.

«Meno chimica e più biologico fa bene all’ambiente e fa bene persino al portafoglio – ha dichiarato il governatore Nichi Vendola questa mattina –. Ci sono due ragioni per cui sosteniamo questa battaglia. La prima è di natura ambientale: i pesticidi e l’abuso della chimica contribuiscono ad intensificare il processo di desertificazione. L’impoverimento dei terreni è una grande tragedia, significa sfruttarli soffocandoli. I terreni hanno bisogno di respirare, cominciano a non respirare più. Lottare per l’agricoltura biologica significa lottare contro quello che sta accadendo in termini di catastrofe dal punto di vista ambientale. C’è anche una seconda ragione: oggi sui mercati mondiali si cerca di leggere sempre di più l’etichetta di un prodotto per comprenderne la qualità, la tracciabilità e anche come è stato coltivato quel prodotto. Sta crescendo cioè un pubblico sempre più colto ed esigente».

Con la petizione, che nelle prossime settimane sarà inviata anche al Ministero delle Politiche Agricole, alla Provincia di Lecce e ai Comuni salentini, si chiede di far un passo in avanti e «di inibire l’uso di fitofarmaci chimici, in particolar modo di quelli classificati come “tossici”, “molto tossici” e “nocivi”, e di regolamentare in maniera restrittiva l’utilizzo di quelli catalogati come “irritanti” e “non classificati” e dei fertilizzanti sintetici». 

I danni provocati alla salute e all’ambiente dall’uso di questi prodotti sono stati finora argomento di convegni medici, allarmi lanciati nei rapporti dell’Oms e dell’Ispra. Ma manca ancora una consapevolezza diffusa sui rischi.

«Eppure – dicono i membri di Casa delle Agriculture Tullia e Gino – le tante firme raccolte tra la gente comune dimostrano che il problema inizia ad essere più sentito tra i cittadini che tra le istituzioni. A noi spetta il compito di portarlo anche alla loro attenzione. E di chiedere conto delle decisioni, coerenti, che devono essere prese. In Francia, proprio qualche mese dopo la presentazione della nostra petizione, ne è stata lanciata una simile a livello nazionale. A firmare “l’appello di Montpellier” sono stati intellettuali, medici e ricercatori. In Italia non se ne parla. Eppure, qualcosa inizia a cambiare. A settembre, Malles Venosta è divenuto il primo Comune “zero pesticidi”. Ed è un paese situato nel cuore delle valli trentine in cui le mele vengono quasi sempre trattate con prodotti chimici. Bisogna essere lungimiranti».

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