Morire di carcere, venerdì la sentenza per il caso Durante. La famiglia: “Ce lo hanno ammazzato”

NARDO’- La notte del 30 dicembre 2011, in una cella del carcere di Trani, una vita si spegne. In silenzio. eppure per difendere quella vita cessata in silenzio, due donne avevano fatto rumore. Una mamma e una moglie avevano urlato, si erano battute come leonesse. Non è servito: Gregorio Durante, 33 anni, di Nardò, è morto di una morte annunciata. Era malato, soffriva di crisi epilettiche violentissime da quando, all’eta’ di 17 anni, era stato colpito da un’encefalite. Pero’ si era trovata la cura e lui poteva condurre una vita normale. Ha commesso degli errori ed e’ stato condannato per associazione a delinquere; durante la sorveglianza speciale (era libero ma con obbligo di firma) diede un ceffone ad un ragazzo. Per quello fu nuovamente arrestato e condotto in carcere a Lecce.

Ma lì prestava servizio il padre del ragazzo a cui Gregorio diede lo schiaffo e allora il giovane neretino fu trasferito a Bari; ma la sezione del carcere in cui era detenuto era a rischio crollo e allora fu nuovamente trasferito. A Trani, dove sarebbe morto. Il fragile equilibrio fisico di Gregorio era mantenuto dall’assunzione di due farmaci: il gardenale ed il tolep.

Quest’ultimo, a Trani, la Asl non lo passava e dall’esterno ai parenti non era consentito portarlo in carcere. A nulla valse la lotta di sua madre, che sapeva a cosa il figlio sarebbe andato incontro. In pochi mesi la situazione precipito’: Gregorio ebbe una crisi fortissima. Ben 5 volte intervenne il 118, ma i sanitari gli iniettavano del valium e andavano via. Come per magia, il tolep comparve “ma ne fu evidentemente sbagliato il dosaggio” dice la madre “lo imbottirono di farmaci” e, in pochi giorni, Gregorio divento’ un vegetale, portava il pannolone, non si reggeva in piedi, era sulla sedia a rotelle.

Fu ricoverato tre giorni e rimandato in carcere dove, per 3 giorni, fu messo in isolamento “per punizione”, perche’ pensavano fingesse. Le cartelle cliniche si fermano al 24 dicembre, che e’ anche il giorno in cui, per l’ultima volta, mamma e moglie lo videro vivo. – subito dopo, 14 persone (medici del carcere e dell’ospedale, direttore dell’istituto penitenziario e dirigente sanitario furono indagate per omicidio colposo.

Poi gli indagati sono scesi a 5 ed hanno scelto tutti di essere giudicati con rito abbreviato. Il 14 novembre, nel tribunale di Trani, sarà emessa la sentenza. Gregorio è il figlio di Pippi Durante, che sta scontando 31 anni di carcere per l’omicidio di Renata Fonte, assessore comunale di nardo’ uccisa mentre lottava per salvare l’ambiente. La signora Ornella dice che e’ giusto che ognuno paghi le proprie colpe. E che deve valere anche per l’omicidio -per lei volontario- di suo figlio.

 

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