I frati negano il palco al giornalista: vietato parlare di omosessualità a Manduria

MANDURIA- Gli organizzatori della festa “La voce di Manduria” hanno scelto la libertà come filo conduttore della manifestazione, ma non hanno fatto i conti con i tabù che esistono anche quando si parla di libertà di stampa, di idee e di scelte sessuali. Ci sono libertà che fanno paura, di cui non si può parlare. Così la prima serata della festa è stata rovinata dal divieto della comunità religiosa di parlare di omosessualità, poiché la location dove si svolge l’evento è proprio il sagrato della chiesa di Sant’Antonio. Il tema, ritenuto inopportuno, lo ha affrontato il nostro collega gay, Danilo Lupo, responsabile, autore e conduttore del programma d’inchiesta l’Indiano, vincitore di numerosi premi, tra cui il prestigiosissimo “Ilaria Alpi”.

Lupo a Manduria ha dedicato recentemente un’altra seguitissima puntata de L’Indiano dal titolo «Discarica azzurra & discarica rossa, dodici anni di ecobusiness e scempi ambientali», sulle discariche manduriane Li Cicci e La Chianca. Recentemente gli è stato assegnato per il terzo anno consecutivo il premio “Giornalista di Puglia”, dedicato a Michele Campione, con un servizio dal titolo “Scarpe di lusso, stipendi da fame”.

Il suo intervento, però, intitolato “prigioni sessuali e libertà di essere” non era gradito, così gli organizzatori hanno dovuto trovare un compromesso: niente intervento sul sagrato, ma in un angolo davanti a mille spettatori.A Danilo Lupo è toccato il marciapiede: le autorità religiose avrebbero voluto metterlo in qualche angolo per renderlo meno visibile. Una censura che l’Arcigay non ha gradito. “Era una buona occasione per un confronto pacifico: siamo amareggiati per quanto è accaduto a Manduria”- ha tuonato il presidente Roberto De Mitri.

“La censura e la chiusura sono sempre sbagliate: tanto più sbagliate se provengono da chi si propone come guida morale delle nostre comunità – commenta Danilo Lupo – . La chiesa dovrebbe favorire il dialogo e l’incontro, come sta facendo in questi giorni un figlio del Salento, monsignor Filoni, inviato in Iraq per tutelare i cristiani perseguitati per ciò che sono e che non vogliono nascondere di essere. Papa Francesco di recente ha detto: chi sono io per giudicare? Evidentemente, i frati di Manduria la pensano diversamente”.

 

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