Confindustria, tra occasioni perse e voglia di riscatto

minerva

LECCE- “Stiamo attraversando un periodo buio, con tante aziende che continueranno a chiudere. Il calo di tessere in Confindustria è fisiologico, anche se bisogna fare autocritica”. Il vicepresidente Vicario di Confindustria Lecce, Vito Margiotta, è caustico nel commentare la situazione in cui versa l’associazione degli industriali leccesi.

Per molti imprenditori, in un tessuto come quello salentino, fatto di piccole imprese, l’associazione si è concentrata troppo sulle multinazionali, come Tap ad esempio, e poco su un progetto di sviluppo delle imprese del territorio. Molti soci denunciano una mancata visione strategica, di legame con il territorio, e ritengono che sia stato un errore grave lasciarsi sfuggire l’accordo con Confindustria Brindisi, che invece ha preferito chiudere con Bari, bloccando un percorso portato avanti negli anni precedenti sulle grandi infrastrutture comuni: una strada che le associazioni degli imprenditori di Brindisi, Taranto e Lecce avrebbero dovuto fare insieme. Perdendo l’accordo con Confindustria Brindisi, l’associazione leccese si è isolata. 

Il principale guaio, secondo Margiotta, è che non c’è lavoro: tutte le partite Iva che vengono aperte in realtà sono fatte da lavoratori parasubordinati. “E’ necessario che l’intera classe dirigente, non solo politica, anche di Confindustria, faccia un mea culpa – dichiara – Bisogna voltare pagina. Si sarebbe potuto fare meglio, ma prima c’è stato il nulla: adesso dobbiamo pensare a ricostruire. Bisogna aiutare le imprese locali, portando avanti le istanze dei propri imprenditori con concretezza: Confindustria deve essere la casa di tutti gli imprenditori del Salento”.

I soci adesso chiedono il rinnovo della classe dirigente e imprenditori appassionati e combattivi al comando, perché c’è stato troppo lassismo. Confindustria è spaccata: in questo difficile periodo i soci chiedono più attenzione ai piccoli a chi lotta ogni giorno per sopravvivere. A settembre partiranno le consultazioni per la nomina del nuovo presidente: Mario Montinaro, Valentino Nicolì e Viola Margiotta sono i tre saggi incaricati. Piernicola Leone De Castris non è ancora fuori dai giochi pur essendo disposto a fare un passo indietro per l’unità, ma solo nel caso ci sia un progetto chiaro e condiviso. In campo anche altri nomi: Fatano, Colucci e Portaccio, nessuno dei quali, per ora, ha una forte maggioranza. Margiotta ricorda che l’ultima gestione è riuscita a ottenere il regolamento dell’Asi, con vantaggi notevoli per imprese, che hanno risparmiato sui costi di insediamento delle zone industriali e ora si combatte per attivare lo scalo di Surbo.

Il vicepresidente vicario interviene anche sulla polemica per lo Ies, Istituto per l’economia del Salento, che offre servizi agli associati, per qualcuno in conflitto con le imprese aderenti a Confindustria. Ben cinque presidenti di sezione hanno dato le dimissioni sbattendo la porta, in aperta polemica. “Si tratta di polemiche strumentali – dice Margiotta – su un istituto che esiste da 30 anni e che non è in competizione con nessuna impresa”. Le trattative continuano, ma tutti sono consapevoli che l’associazione degli industriali per rimanere in piedi deve tornare a essere la voce e la casa delle imprese del territorio: una voce forte e autorevole, che oggi si è affievolita troppo.

 

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*