Omicidio Frisenda, il killer è dietro le sbarre: “L’ho ucciso perchè importunava la mia donna”

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COPERTINO- Il killer di Fabio Frisenda, Luigi Margari, di Copertino, è dietro le sbarre. Il breve periodo di latitanza si è concluso nella notte, quando l’uomo, destinatario di un ordine di carcerazione si è presentato presso la caserma dei carabinieri di Copertino e si è costituito, accompagnato dal suo avvocato Elvia Belmonte. Ormai braccato, ha pensato di non avere alternative. 

Il colonnello Saverio Lombardi, il capitano Biagio Marro del Reparto Operativo e del Nucleo Investigativo di Lecce, gli ufficiali di Gallipoli e Copertino, guidati dai magistrati Guglielmo Cataldi e Stefania Mininni lo avevano individuato già qualche ora dopo l’omicidio. La sua macchina, un’ Audi A 3 grigia con dei particolari che la rendono inconfondibile, è stata ripresa dalle telecamere della zona. Appare chiaramente in tre filmati, con l’arrivo vicino all’azienda di infissi dove la vittima lavorava e con il suo allontanamento. E poi ci sono i testimoni, adulti e ragazzini, che la scena l’avrebbero vista per intero. Mettendo insieme i pezzi si è arrivati al suo nome. E nonostante lui smentisca, gli inquirenti hanno le prove che in auto con lui ci fosse un complice. Sanno chi è e lo stanno cercando.

Luigi Margari ha confessato, ha raccontato di essere stato lui ad uccidere Frisenda, e di averlo fatto per motivi passionali. Mentre era in ospedale due anni fa, ferito dopo l’agguato in Piazza Castello a Copertino, Frisenda avrebbe importunato la sua donna.  Ha raccontato di averlo saputo da poco, dieci giorni fa, di aver litigato furiosamente a Copertino con Frisenda, e di aver maturato la sua vendetta. Ha indicato il luogo dove aveva nascosto l’arma , una pistola calibro 9x 19, arma da guerra di fabbricazione croata importata in Italia clandestinamente. È stata trovata sotto un pietra, alla periferia di Lecce, vicino casa della suocera.

Gli inquirenti gli contestano l’aggravante della premeditazione ma lui ha dichiarato di averlo incontrato , quella mattina, solo per un caso. La pistola l’aveva con se perchè si sentiva minacciato da quel Giuseppe Nicola Vangeli che lo aveva gambizzato il 28 agosto di due anni fa. Vangeli, condannato a 10 anni per quel ferimento, è però detenuto. L’assassino e la vittima si sarebbero incontrati per strada, una discussione degenerata e l’impeto omicida incontrollabile.

Tanti i punti che non quadrano e che non convincono gli inquirenti: primo tra tutti il movente: non è passionale, dice il Procuratore Capo Cataldo Motta, dietro c ‘è altro. Per questo le indagini continuano. Luigi Margari non è un personaggio qualunque e si è sempre mosso in un contesto criminale. Così come, del resto, la sua vittima, che stava scontando i domiciliari per droga e tentata estorsione. Durante il litigio avvenuto dieci giorni fa alla presenza di un testimone, le minacce di morte erano state esplicite. La versione dell’incontro casuale avvenuto in via S.Cosimo, sostenuta dall’assassino, che dice di essere andato in quella zona per altri motivi, proprio non regge.

Mariella Costantini

 

 

 

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