SS 275, ricorso a Strasburgo e ad autorità anticorruzione

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LECCE- La controffensiva sulla Ss 275 non si fa attendere: sono pronti il ricorso alla Corte di Strasburgo e l’invio di tutti gli incartamenti al presidente nazionale dell’Autorità anticorruzione, il magistrato Raffaele Cantone. La sentenza del Consiglio di Stato del 12 giugno scorso, dunque, non ha fatto arenare la battaglia di espropriandi e comitato No 275.

Le strade si sdoppiano, anzi triplicano, perché si insiste anche sulla Corte dei Conti di Roma, a cui fornire nuovi elementi. È da lì, d’altronde, che sono arrivati in Procura a Lecce gli atti che hanno dato il via alle indagini coordinate dal pm Elsa Valeria Mignone e che hanno portato le ruspe della Guardia di Finanza a scavare in due discariche interrate di rifiuti pericolosi, rintracciate lungo il tracciato della futura statale.

Si lavora ai ricorsi ora. Per rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo ci sono tre mesi di tempo e lo si può fare solo adesso perché le domande sono ammissibili soltanto una volta esaurite le vie della giustizia interna.

Chiusa una porta, si cerca altrove il portone, insomma. D’altronde, la batosta per i tredici proprietari dei terreni interessati ai lavori è stata pesante. Il Consiglio di Stato ha bocciato il loro ricorso, dichiarandolo irricevibile per tardiva proposizione: avrebbero dovuto presentarlo entro il 2004, per quanto nella Gazzetta Ufficiale dell’epoca non fossero inseriti le particelle catastali interessate e i nomi degli espropriandi, a cui, si sa, le lettere di avviso sono state recapitate nei mesi scorsi. Inoltre, gli appellanti sono stati condannati anche al rimborso delle spese di lite per violazione del principio di sinteticità degli atti processuali (ricorso lungo 109 pagine). Tuttavia, i giudici di Palazzo Spada non sono entrati nel merito della questione e delle ombre sollevate sull’affidamento della progettazione alla Prosal.

È anche per questo che si medita di interessare direttamente la nuova Autorità anticorruzione, istituita dopo lo scandalo dell’Expo di Milano.

“Si andrà avanti fino alla fine – dice Vito Lisi, presidente del comitato -. Il Consiglio di Stato ha continuato a non occuparsi del cuore della questione: con il ritrovamento di tre discariche interrate lungo il tracciato, è evidente che gli studi geognostici e idrogeologici non sono stati effettuati. Avrebbero dovuto essere i Comuni a segnalare quei siti? Forse, ma è stato speso 1.300.000 euro per quelle relazioni. A cosa è servito? Per di più, il primo progetto della 275, uguale all’ultimo, nasce nel 1994, quando quelle discariche erano ancora aperte o chiuse da poco. A noi i conti continuano a non tornare affatto”.

 

 

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