Gli irriducibili di S.Andrea tra Posidonia, crolli e divieti

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MELENDUGNO- La falesia rischia di franare come tutta la stradina che era stata costruita sulla roccia? Nessun problema: turisti e residenti se ne infischiano dei divieti. Qualcuno continua a definirlo un paradiso quell’angolo di mare, approdo di pescatori con i suoi faraglioni che incantano i turisti. Un paesaggio incontaminato sfregiato dall’erosione e dalla posidonia.

Ma gli irriducibili amanti di Sant’Andrea non li può fermare nessuno, nemmeno i divieti. C’è chi si sdraia su quintali di alghe maleodoranti: un guaio anche per i gestori dei locali costretti a sopportare i miasmi. Per pulire tutta la spiaggia il comune avrebbe dovuto mettere fuori 50 mila euro.

“Lo smaltimento è troppo oneroso per le nostre casse – ha spiegato il sindaco Marco Potì – stiamo studiando soluzioni alternative: riposizioneremo la Posidonia, liberando la spiaggia”.

In poche parole, per risparmiare, il comune ha pensato di smaltire nella discarica autorizzata solo una piccola percentuale delle piante acquatiche che prendono il nome da Poseidone, dio del mare. “Tutto il resto della posidonia verrà utilizzato come argine contro l’erosione, per il ripascimento” – chiarisce il sindaco.

Intanto, i crolli non spaventano famiglie e turisti che imperterriti si sdraiano sotto insenature pericolose, a pochi passi dai cartelli che indicano il rischio, completamente ignorati. Ci sono problemi esistenziali più grandi per farsi venire la nevrosi dei crolli.

I residenti sono convinti che la guardia costiera abbia esagerato, ma sono critici anche nei confronti delle istituzioni, “che avrebbero potuto pensare agli interventi qualche tempo prima dell’estate”.

Nella riunione regionale della Commissione Ambiente, alla presenza dei sindaci, anche il professor Di Santo, segretario generale dell’Autorità di Bacino, ha espresso qualche dubbio sulle ordinanze della capitaneria: l’interpretazione del Pai per imporre i divieti sarebbe stata un’operazione troppo frettolosa.

Il 27 e il 30 di giugno si terranno i nuovi sopralluoghi congiunti di capitaneria, Autorità di Bacino e comuni interessati: l’ultimo atto prima della definitiva rimodulazione dell’ordinanza che chiude alla balneazione, pesca e fruizione un lungo tratto di costa adriatica.

L’Autorità di Bacino è decisa a ridurre il grado di pericolosità. Comunque, resteranno inibite molte zone che erano meta dei turisti, come grotta della Monaca a Otranto, fino alla Baia dei Turchi e zona di Santo Stefano, con l’esclusione della spiaggia, che resterà aperta. Intanto, i cittadini si organizzano in proteste pacifiche contro le ordinanze giudicate troppo severe: al Ciolo si è svolta una nuotata di cittadini dissidenti che chiedono di liberare dai divieti un autentico capolavoro della natura.

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