Tar Lecce, il grido di allarme degli addetti ai lavori: “Assurdo eliminare la sede leccese”

LECCE- La soppressione delle sedi staccate del Tar, decisa dal governo Renzi, ha fatto insorgere tutti gli addetti ai lavori, ma anche le istituzioni. Nel tritacarne del decreto renziano, che dev’essere ancora firmato dal Presidente della Repubblica, finiscono anche il tribunale di Catania e anche quello leccese. Due tribunali che hanno una mole di lavoro immensa e che servono territori molto vasti.

Il Tar Catania, che è il primo Tribunale amministrativo in Sicilia e tra i primi in Italia per carico di lavoro, dovrebbe essere assorbito dal Tar palermitano determinando notevoli e gravi disagi per i territori interessati. Stessa sorte per Lecce, che smaltisce una mole di contenziosi superiore a quella di Bari, oltre a essere meno costoso e distante dalla sede accorpante centinaia di chilometri. La sottosegretaria Teresa Bellanova insiste sul fatto che è necessario contenere le spese, ma poi rassicura tutti che l’intesa con i territori si troverà, “perché quando il testo approderà in Aula si potrà esaminare bene e si potranno fare le modifiche necessarie”.

Lecce e Catania faranno una battaglia comune, unite: a Roma continuano i tavoli istituzionali per discutere del provvedimento. L’allarme resta e riguarda soprattutto i cittadini.

“Abbiamo passato una vita a batterci per il decentramento amministrativo, giudiziario e politico – spiega Fabio Valenti, avvocato leccese di lungo corso – sostenendo giustamente che quanto più il potere giudiziario è vicino al popolo tanto più è democratico. Ora sta accadendo tutto il contrario, con un danno rilevante per gli operatori della giustizia, ma soprattutto per gli utenti della stessa. Quindi spero che facciano marcia indietro. Parti, testimoni e avvocati dovrebbero fare 200 chilometri per lavorare o per chiedere giustizia: è assurdo!”- conclude.

La soppressione indiscriminata delle sezioni distaccate, del resto, rischia di causare diversi danni: incluso quello della perdita di una giustizia vicina ed efficiente, che si avvale di una forte tradizione giurisprudenziale e di una classe forense altamente specializzata, come ha sottolineato nelle scorse ore l’avvocato Ernesto Sticchi Damiani.

La magistratura è più cauta, prova a prendere il governo con le buone. Dal Segretariato Generale della Giustizia Amministrativa avvisano con un comunicato che c’è l’intenzione di rispettare la volontà del governo, ma non si esimono dal manifestare preoccupazione per un provvedimento che potrebbe avere conseguenze pesanti sull’accesso alla giustizia.

“Il consiglio di presidenza ha emesso un comunicato- chiosa il giudice del Consiglio di Stato, Carlo Schilardi – abbiamo un orientamento prudente. Tutto si può fare ma con un’adeguata istruttoria. Non vogliamo opporci alla volontà del governo, ma è necessario prima di fare le cose verificare bene. Se effettivamente ci sono tar che non servono, si aboliscano, ma si tengano in piedi quelli come Catania e Salerno che hanno volume elevatissimo di lavoro”.

Per molti avvocati, ma anche per le istituzioni salentine, come la provincia e il comune di Lecce, il provvedimento del governo è illogico quanto illegittimo e dannoso. Ancora una volta il rischio è la marginalizzazione ulteriore del Salento, con un accesso alla giustizia che diventa sempre più impervio per i leccesi.

“Ancora una volta la battaglia è sempre la stessa- spiega il professore Pierluigi Portaluri- dare a tutti i territori le stesse opportunità, attraverso un riordino territoriale che dia al Salento il ruolo che gli spetta, che non lo metta ai margini come fa il provvedimento del governo. Oggi è ancora più attuale la battaglia per la Regione Salento”.

 

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