Santantonio: “Radioterapia al Fazzi è tutta da rifare, non basta l’acceleratore”

LECCE- Il Salento attende l’acceleratore lineare di ultima generazione che farà fare un grande passo in avanti alla radioterapia leccese. L’Asl ha già pubblicato il bando di gara: la cifra è di 2 milioni e 700 mila euro concesse dalla regione Puglia. Soldi che arrivano dopo un’autentica battaglia portata avanti insieme a Telerama da un paziente costretto ai viaggi della speranza e dal suo amico Massimo Rizzo, ancora impegnato a raccogliere firme in ogni paese.

Valdo Mellone ha accolto per primo l’invito fatto attraverso la Tv, a dare le stesse opportunità in campo sanitario che hanno i cittadini del nord, chiedendo alla Regione di reperire le risorse. Il prezzo che vuole pagare l’Asl leccese, però, è diverso da quello sborsato dalla clinica Humanitas di Milano.

Sì, perché in realtà il True Beam, che ha salvato la vita al salentino che ha chiesto l’aiuto a Telerama, è un acceleratore lineare che costa 5 milioni di euro: la clinica Humanitas ne ha addirittura sette. Si tratta di un super raggio intelligente che sostituisce il bisturi e permette operazioni delicatissime, non invasive, anche durante la fase della chemioterapia. Una tecnologia che proviene dalla Silicon Valley in California, che nel 2006 è stata considerata un’autentica rivoluzione nel settore della radioterapia e nella cura dei tumori e che oggi ha anche dei concorrenti che piazzano sul mercato acceleratori lineari di ultima generazione a prezzi molto più convenienti.

L’Asl leccese si rivolgerà proprio a queste aziende concorrenti per rientrare nella cifra stanziata dalla Regione Puglia. In passato il primario di Radioterapia del Vito Fazzi di Lecce aveva dichiarato che gli acceleratori del nosocomio leccese sono vecchi e superati per tecnologia. E proprio il dottor Mario Santantonio frena l’entusiasmo. “Non si risolve tutto con l’acceleratore lineare – spiega il primario – radioterapia è un reparto che dev’essere messo al passo con i tempi. I macchinari sono obsoleti, per funzionare devono essere cambiati ogni 10 anni”.

Insomma, Santantonio ci fa capire che la questione dell’arretratezza delle nostre tecnologie rispetto al nord non si risolve con l’acquisto di un macchinario di ultima generazione.

Il discorso è molto più ampio: il nostro reparto ha bisogno di un aggiornamenti delle attrezzature. Stiamo facendo una valutazione di cosa prendere con quei soldi. Oltre a quello ci serve anche altro. Altrimenti è come avere la Ferrari senza la pista. Bisogna fermarsi e capire con i tecnici: decidere in che modo possiamo avere una radioterapia modello. L’acceleratore dobbiamo usarlo in un contesto giusto. Per funzionare l’acceleratore deve avere tutta una serie di presupposti da preparare. Vorrei un progetto organico per utilizzare al meglio l’acceleratore” conclude. Insomma, la battaglia per una sanità che offra le stesse opportunità del nord è ancora lunga.

 

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