“Fattore 36”, spending review e rilancio dei territori con il progetto della Società Geografica

LECCE- Istituzioni, esperti, mondo della cultura e università d’accordo sulla necessità di una riforma organica degli assetti territoriali. C’è già un importante studio a disposizione: quello del riordino territoriale della Società Geografica Italiana, che per gli esperti intervenuti nel workshop del Museo Castromediano è la vera riforma del paese, perché coniuga la spending review con il rilancio dei territori. Tutto può essere racchiuso in una parola: fattore 36.

36 regioni efficienti, omogenee, di dimensioni ottimali, tutte uguali a statuto speciale e più vicine al cittadino: seguendo questo modello che non prevede province e città metropolitane dovrebbero sorgere solo 36 prefetture, 36 Camere di Commercio, 36 Agenzie delle Entrate, 36 archivi di Stato e così per tutti gli altri organismi statali. Secondo gli esperti il risparmio della spesa pubblica sarebbe del 50 per cento.

NUOVA CARTINA 36 REGIONI

La politica ancora una volta non ha avuto coraggio di cambiare veramente: è quello che emerge nel corso del dibattito. Ha vinto l’opportunismo politico: si tengono in piedi le province per metterci dentro i sindaci, poi si creano le città metropolitane creando nuovi centri di potere che fanno comodo alla politica. E’ la riflessione amara di Paolo Pagliaro, che però ritiene possibile che Renzi apra a una riforma organica che cambi veramente le cose.

pagliaro

“Se la regione Salento si farà, si farà a Roma, ma non grazie alla politica salentina”: durante il dibattito si riflette su questa realtà. Anche se i rappresentanti delle istituzioni si dicono favorevoli. Il presidente della provincia di Lecce, Antonio Gabellone, esprime apprezzamento per il progetto della Società Geografica Italiana e critica il disegno del Rio, con le città metropolitane che rischiano di marginalizzare i territori. Sulla stessa lunghezza d’onda Paolo Perrone, che sposa l’idea del riordino basato sulle 36 regioni.

L’utopia della Regione Salento, progetto utopico non nel senso di progetto perfetto e irrealizzabile, ma di proposta concreta di una società giusta che può restituire centralità a tutti i territori.

“Il dibattito che è emerso al Senato- spiega Portaluri – ha confermato l’esigenza di ripensare completamente il disegno territoriale italiano: l’ipotesi delle città metropolitane non solo non è una ricetta magica per risolvere i problemi del sottosviluppo di alcune aree come il nostro Salento, ma anzi aggraverà la situazione creando territori privilegiati e aree che resteranno inevitabilmente indietro. La soluzione sul tappeto passa per un ripensamento dell’assetto regionale sostituendo le attuali 20 regioni con strutture molto più snelle ed efficienti, approfittando anche della prossima uscita di scena delle province. Tra queste la Puglia potrebbe recuperare nel suo complesso equilibrio e competitività creando tre diverse regioni tra cui la regione Salento, in cui saranno accorpate Lecce – Brindisi e Taranto in un’unica compagine territoriale, così com’era prima degli interventi autoritari di smembramento decisi dall’alto in epoca fascista”.

Tanti intellettuali e politici hanno riconosciuto l’indiscutibile identità del Salento come regione, da Gaetano Salvemini a Don Sturzo, fino a Codacci Pisanelli, che ha lottato per affermarne l’idea. “La Puglia non esiste, ci sono le Puglie. Nasco in terra d’Otranto, nel sud dei santi. Mettere insieme Bari e Otranto sarebbe come dire che Milano e Roma siano la stessa cosa”- diceva Carmelo Bene.

 

 

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