L’ombra della mafia sulle nomine BCC di Terra d’Otranto, documenti al setaccio

LECCE- Mafia ed economia si intrecciano nella vicenda dell’inchiesta sulla Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto. Il decreto di sequestro con il quale i carabinieri del Ros e i militari di Campi Salentina si sono presentati martedì mattina nella sede dell’Istituto di credito di viale Leopardi a Lecce,  parla esplicitamente di estorsione aggravata dalle modalità mafiose, articolo 7, che fa riferimento a persone pienamente inserite in un contesto criminale mafioso. Decreto notificato all’Istituto di credito rappresentato dagli avvocati Massimo Bellini e Luigi Rella. 10 computer sono finiti nelle mani degli inquirenti durante l’acquisizione avvenuta nel giro di una mattinata intera e che costituisce solo un passo importante, ma preliminare, di un’inchiesta che promette sviluppi.

Il loro contenuto sarà esaminato nei dettagli dagli inquirenti coordinati dalla Dda e dal magistrato Carmen Ruggiero. Un’indagine che parte non da un esposto, ma dalle risultanze dell’ascolto di numerose persone che hanno sfilato negli ultimi mesi nella caserma dei Carabinieri di Campi Salentina e le cui dichiarazioni si sono intrecciate con un’altra indagine: quella con gli attentati avvenuti a Porto Cesareo al sindaco Salvatore Albano e all’ingegnere Cataldo Basile. Un nome unirebbe le vicende: quello di Mario Tornese, boss di Monteroni.

E così come la chiave di lettura per gli attentati è quella delle minacce e dei messaggi espliciti per ottenere, si sospetta, il via libera per la realizzazione di alcuni stabilimenti balneari su tratti di spiaggia in mano al comune , si parla di estorsione aggravata dalle modalità mafiose anche nella vicenda della banca, con il pressing, da parte di qualcuno, a votare per l’attuale presidente dell’istituto di credito Dino Mazzotta, fratello del sindaco di Carmiano Giancarlo, eletto dai soci il 4 maggio scorso con 1 147 preferenze che hanno distaccato il suo sfidante Giulio Ferrieri Caputi.

Secondo gli inquirenti si sarebbe trattato di un’elezione poco limpida, ipotesi rigettata del tutto dal numero uno della banca che parla di una riconferma meritata ma che gli investigatori , guidati dal comandante dei Ros, il colonnello Paolo Vincenzoni, vogliono accertare. Martedì poco  dopo le 9 del mattino si sono presentati in banca ed hanno acquisito tutta la documentazione relativa alle elezioni per il rinnovo delle cariche sociali per accertare le modalità di voto e se queste siano state, il sospetto è questo, pilotate da qualcuno.

banca2

 

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