Arpa: “Gli inquinanti emessi dal gasdotto sono pericolosi per la salute dei salentini”

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BARI- Incompleto, approssimativo, superficiale, generico. Tutti aggettivi snocciolati uno dopo l’altro nelle 23 pagine che compongono il parere espresso dall’Arpa Puglia sul progetto del gasdotto della Tap. Mentre la compagnia va avanti con il suo cronoprogramma, mentre il territorio continua ad opporsi, dalle pagine scritte dall’Agenzia regionale per l’Ambiente emergono delle considerazioni che, quantomeno, devono far riflettere.Perché quel parere, fornito alla Conferenza di servizi per il rilascio della Valutazione d’Impatto Ambientale, poi negata, contiene molto più che un semplice ammonimento su un progetto incompleto.

Quelle pagine, fin ora chiuse negli uffici regionali, gettano un’ombra non da poco sull’impatto che il gasdotto potrebbe avere sulla salute pubblica. Il gasdotto inquinerebbe. E questo è particolarmente pericoloso in una zona, come il Salento, dove persiste una percentuale anomala di tumori polmonari. Lo dice chiaramente l’Arpa. Lo dice citando studi, fonti, parametri europei. Controbattendo così alla scarsezza di informazioni fornite, invece, da Tap. Arpa scrive chiaramente che lo studio della Trans Adriatic Pipeline è carente nella valutazione degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico riconducibile agli inquinanti Pm10, Monossido di Carbonio, Ossido e Biossido di Azoto emessi sia nella fase del cantiere che in quella di esercizio.

Manca, dicono nella relazione, l’identificazione della popolazione residente nelle immediate vicinanze dell’opera e potenzialmente esposta, manca una descrizione dello stato di salute della popolazione in termini di mortalità per cause associabili agli agenti inquinanti, manca una valutazione dell’impatto sanitario attribuibile all’incremento delle concentrazioni degli inquinanti in atmosfera considerando anche gli effetti cumulativi che si hanno con la realtà circostante e, in ultimo, manca la valutazione di ciò che accadrebbe in caso di emergenza dell’impianto. Perché per quanto si possa negare, gli incidenti e ce lo raccontano le cronache, accadono.

 Quindi per l’Arpa Tap non approfondisce ciò che, invece, va considerato: l’ incidenza dell’inquinamento prodotto dall’opera su una popolazione già colpita. E lo dice anche quando citando un’altra serie di inquinanti come anidridecarbonica, benzoapirene, composti organici volatiti, li definisce non trascurabili. Il resto della relazione è un continuo ammonimento: il progetto parla di un’ infrastruttura incompleta perché una parte fondamentale è l’allaccio con Snam Rete Gas a Mesagne e di questo non c’è traccia soprattutto nella valutazione  dell’impatto cumulativo. Il Microtunnel, affonda l’Arpa, è impattante e contrariamente a quanto sostiene Tap inciderà negativamente sulla Posidonia, sul corallo, sul cymodoceto, sulle specie ittiche presenti e sull’attività di pesca.

E a proposito di ciò che definisce superficiale l’analisi sugli effetti e grossolani gli errori commessi. Superficiale è la stima dei mesi di cantiere, 9 senza un riferimento a cronoprogrammi. Sottostimati i danni al suolo e al sottosuolo e del tutto carenti le informazioni sullo smaltimento dei rifiuti prodotti. Dove andranno a finire quei 6300 carichi di automezzi previsti?

E su quale strada da chiudere circoleranno? Nessun accenno al monitoraggio prima e dopo l’opera, e nemmeno alla mitigazione delle opere, all’ipotesi zero cioè di non realizzarla affatto, e  del perché Melendugno sia ritenuta la scelta ottimale.

Una scelta che Arpa boccia sotto tutta la linea e della quale è convinta solo Tap.

 

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