Cronaca

… E dall’ordinanza, spuntano i rapporti di Ilva con Vendola e Bersani

TARANTO –  Tanti affari e tantissima politica, a vari livelli, da Vendola ai Parlamentari Vico e Franzoso, dal Presidente della Provincia Gianni Florido al Sindaco Ezio Stefàno. La compiacenza di amministratori ed esponenti di partito, il discredito per chi avrebbe tentato di porre i bastoni fra le ruote all’Ilva, l’ausilio della stampa locale compiacente, che con i vertici del siderurgico concordava aperture e interventi sui giornali.

L’intreccio, che viene fuori dalle circa 800 pagine delle 3 ordinanze che hanno provocato il terremoto a Taranto, getta ombre lunghe soprattutto sulla classe dirigente ionica. È il GIP Patrizia Todisco a ricostruire, con fiumi d’inchiostro, i “molteplici contatti tra Girolamo Archinà (il responsabile alle relazioni esterne dell’Ilva, ndr), appartenenti al gruppo Riva e numero esponenti della politica e della Pubblica Amministrazione”, molteplici contatti “tutti finalizzati alla positiva e manipolata soluzione di talune problematiche connesse al rilascio, a favore del polo siderurgico, delle autorizzazioni in materia ambientale o all’emissione di gravi e pericolose sostanze inquinanti, fino ad arrivare ad una vera e propria vicenda corruttiva” (pag. 305).

Il procedimento, nato da uno stralcio dell’inchiesta riguardante la presunta concussione e che ha travolto l’ex Assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, svela, appunto, il cosiddetto ‘sistema Archinà’ e lo fa con decine e decine di intercettazioni telefoniche e ambientali, eseguite tra gennaio e novembre 2010.

9 mesi in cui vengono captate anche 5 intercettazioni, “casuali, ma non irrilevanti” e una mail tra Girolamo Archinà e l’On. del PD Ludovico Vico e tre conversazioni con l’On. PDL, poi deceduto, Pietro Franzoso con il quale sarebbe stata architettata anche una “visita pilotata della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti” all’interno del siderurgico, nel settembre 2010.

Tutto parte però da quando, il 1° marzo 2007 viene presentata al Ministero dell’Ambiente, la richiesta di Ilva di rilascio dell’AIA, per la cui procedura Arpa e provincia di Taranto, ricoprivano un ruolo fondamentale. È in questo contesto che si registrano “numerosi e costanti contatti tra Archinà direttamente e Fabio Riva, indirettamente, con Florido e Vendola”.

Secondo i Giudici, “oltre ogni ragionevole dubbio”, si dimostrano le pressioni subite dal Presidente dell’Arpa, Giorgio Assennato e messe in piedi da Archinà, che si serviva dei vertici regionali, Vendola incluso, per “avere un approccio scientifico alle questioni inerenti l’ambiente, assolutamente pro Ilva”.

La capacità di penetrazione del siderurgico era tale da arrivare a far rimuovere i tecnici ostili, rischio che ha corso anche Assennato, il cui mandato era in scadenza a febbraio 2011. La sua riconferma era in forse, proprio perchè ostile all’Ilva che nel frattempo, riceveva rassicurazioni da Vendola. Se Assennato è stato poi riconfermato è – per il GIP – solo, perchè si è piegato al volere del Gruppo Riva. C’è una interessante mail (pag. 346) a dimostrare questo, una mail inviata da Archinà a Fabio Riva e che riporta un incontro avuto con il Presidente della Regione, “imbestialito con Blonda e Giuia, ma anche con Assennato che non coordina niente”, dopo la relazione dell’Arpa relativa alle emissioni di benzoapirene dall’Ilva.

Ma lo scacchiere politico va anche oltre. Arriva al numero uno del PD, Pier Luigi Bersani, a cui scrive il Patron Emilio Riva, sperando di ottenere probabilmente un richiamo del Senatore del PD Della Seta, che per primo lanciò l’accusa contro il Governo di aver voluto la proroga al 1° gennaio 2013, dell’entrata in vigore dei nuovi limiti relativi proprio al benzoapirene, legge voluta dall’allora Ministro Stefania Prestigiacomo e ritenuta come “un favore fatto all’Ilva di Taranto”.

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