IL LEGALE DELL’EX VICEPRESIDENTE: “FRISULLO STA MALE” PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Pizzolante   
Venerdì 19 Marzo 2010 16:19
E’ in carcere da un giorno Sandro Frisullo, ex vicepresidente della regione puglia, trasferito ieri nel pomeriggio dalla casa circondariale di Lecce a quella di Bari. In carcere anche il direttore amministrativo dell’asl di Lecce Vincenzo Valente, quello che tarantini definisce l’uomo più influente nella sanità leccese. Nelle intercettazione è chiamato in modo criptico ma significativo “Zio Enzo”. La misura cautelare assume la durezza del carcere per via di quello che l’ordinanza definisce il “peso politico” del Frisullo, “reiterando, si legge, metodiche di ausilio nella risoluzione dei problemi prospettati da soggetti che contano sul carisma della figura politica del frisullo stesso”. A supporto di questa capacità di reiterare i reati e di inquinare le prove si riportano due intercettazioni: nella prima l’ex vice vendola parla con un imprendiotore, commenta in maniera critica l’operato politico di michele emiliano e dice di aver parlato con 2 importanti esponenti del suo partito di un problema dell’imprenditore, nel tentativo di trovare spazio nell’omnibus (la legge tuttofare di fine legislatura) per risolverlo. Nella seconda telefonata, del gennaio 2010, Frisullo parla invece, probabilmente, con un imprecisato soggetto che ha una qualche autorità. Un amico di frisullo ha un problema su un accertamento ICI. Chiede a questa persona di interessarsi del problema e, specifica nella telefonata, ovviamente “senza andare al di là di valutazioni strettamente tecniche, nessuno può chiedere di compiere atti non compatibili”. E poi si fa riferimento, per quanto attiene alla possibile reiterazione del reato, ad una conversazione intercettata sempre nel gennaio di quest’anno, ma non trascritta, col direttore sanitario dell’asl di lecce franco sanapo. I due discutono in modo criptico, si legge, di documenti che il Sanapo deve far giungere al Frisullo, e poi lo stesso ex vicepresidente rappresenta l’esigenza del trasferimento di una persona da Reggio Emilia per avvicinarla alla Puglia. Questi i motivi per cui Frisullo è stato arrestato. Ma anche questi i motivi per cui si rende necessaria la misura più rigida possibile, il carcere. Cert le accuse, molte delle quali oggi negate dal difensore dell’ex vicepresidente, sono gravissime. Uno stipendio fisso di 12.000 euro al mese. Le donne, le auto e l’autista. I capi d’abbigliamento Burberry e scarpe della prestigiosa casa inglese church’s, acquistati da Giampy nel centralissimo negozio Gemelli a Bari. Secondo tarantini l’ex vice-vendola rappresentava la opportuna ed utile “copertura politica”, capace di incidere in un settore, quello della sanità, sino ad allora monopolizzato da Tedesco, come imprenditore e come assessore. Le società dei fratelli tarantini ottennero dall’asl di lecce appalti per oltre 2 milioni di euro. Appalti truccati che venivano vinti grazie alla collaborazione dei primari dei reparti. Per quanto riguarda l’asl di lecce, il primario di neurochirurgia Antonio Montinaro, si legge negli interrogatori dell’imprenditore, fece una richiesta “in via d’urgenza” di un tavolo ospedaliero e di altri ferri chirurgici. La richiesta fu predisposta direttamente da un collaboratore di Tarantini, Cardillo. Ed il figlio del primario ebbe alcune consulenze dalla società di Tarantini, come avvocato. La richiesta passava poi al dirigente dell’area patrimonio, la dott.ssa Rita Dell’Anna, che seguiva la procedura di spesa; la nota venne poi sottoscritta e autorizzata dal direttore amministrativo, Vincenzo Valente. Tarantini, nell’interrogatorio dice che in quella circostanza si eseguì una “trattiva riservata”. I rapporti fra Giampy e Frisullo nell’ultimo periodo, precisamente dal settembre 2008 al marzo 2009, fa mettere a verbale l’imprenditore, si erano un po’ allentanti. Frisullo era venuto a sapere del rapporto di collaborazione che Tarantini aveva con Mannarini, e delle storie farcite dalla cocaina di cui lo stesso rampollo della Lecce bene raccontava in città. “Frisullo non condivideva questa mia frequentazione, e lo cercai più volte per spiegarmi con lui”, dice tarantini. “Ma continuai a pagarlo. I soldi, mi diceva, gli servivano per aiutare i suoi fratelli. Era lui, mi raccontava, che manteneva l’intera famiglia”. Ma il legale di Frisullo tutto questo lo nega. E’ qui il mistero. E di mistero ce ne è un altro: quell’omissis che copre il nome dell’altro politico a cui Tarantini sostiene di aver pagato le tangenti.