LE GRANDI INCOMPIUTE DEL GRANDE SALENTO PDF Stampa E-mail
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Scritto da tradmin   
Domenica 07 Marzo 2010 13:41
Le grandi incompiute del grande salento: a sciogliere questi nodi è chiamato chiunque conquisti la poltrona più alta di bari alla fine di marzo rocco palese, adriana poli bortone, michele rizzi o nichi vendola. Perché dalla regione passano alcune delle più grandi opere lasciate a metà o pronte e mai entrate in funzione o dal passo svelto quanto quello di una tartaruga, nelle province di lecce, brindisi e taranto. a cominciare dalla più grande delle opere incompiute, la ciclopica diga del pappadai, a monteparano, in provincia di taranto: pensata per dissetare le campagne in tutto l’arco ionico e quindi a diminuire la sete atavica della puglia, costata nel tempo 262 milioni di euro, con un iter iniziato un quarto di secolo fa, è ancora il buco nell’acqua che grida vendetta, in attesa che un accordo mai definito con la basilicata sblocchi l’acqua e la faccia arrivare nella grande diga e di qui nei campi. Per proseguire con il mammoccione delle polemiche, il nuovo centro termale di santa cesarea terme: una dozzina d’anni di lavoro, 19 milioni di euro di fondi, pensato dal comune per fare concorrenza alle terme, poi conferito alla società in base ad un accordo di programma stoppato dalla magistratura, ora è rimasto sul groppone della spa: ma le polemiche degli ultimi giorni parlano di un dibattito infuocato con il comune di centrodestra che accusa la regione di centrosinistra di voler lasciare il nuovo centro termale al proprio destino. E poi il centro intermodale brindisino di francavilla fontana: battè la concorrenza dello snodo di surbo, non senza polemiche e frizioni, con il bel risultato che invece di avere una piattaforma che gestisca davvero il traffico tra la rotaia e l’asfalto, tra il ferro e la gomma, la struttura di francavilla fontana è abbandonata a sé stessa e quella di surbo funziona a metà e il salento viaggia con il freno a mano inserito. Ultima delle incompiute documentate su questi schermi, il mercato ittico all’ingrosso di Gallipoli: doveva essere la struttura che rilanciava in qualità e modernità un pezzo importante di economia gallipolina e ionica, ma le troppe lentezze burocratiche e le visite dei vandali alle quali forse non è estranea la malavita organizzata della perla dello ionio hanno fatto ricominciare da capo il gioco dell’oca delle opere iniziate e mai finite. Per ciascuna opera pubblica, una promessa di un amministratore, ma sarà il caso che, ora che la campagna elettorale entra nel vivo, siano anche i candidati presidenti a prendere impegni. Almeno così, chiunque vinca, non si aggiungerà ritardo a ritardo, spreco a spreco, scandalo quotidiano a scandalo quotidiano.