Vaccino covid, il Consiglio regionale approva l’obbligo. O quasi.

BARI – In Puglia gli operatori sanitari saranno obbligati a vaccinarsi contro il covid. O quasi. Perché dopo un Consiglio regionale fiume la situazione è ancora confusa.

L’assise, con i soli voti della maggioranza, ha approvato una legge che integra quella esistente e che inserisce il vaccino anti-covid tra quelli previsti dalle disposizioni già vigenti dal 2018. Quindi ai vaccini contro l’epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella, difterite, tetano, pertosse, influenza e tubercolosi, da ora bisognerà aggiungere il covid.

Ma il caos è sulla parola obbligo. Perché di fatto di obbligo non si può parlare. Nel 2018, infatti, la Consulta presieduta dall’attuale ministro per la Giustizia Marta Cartabia, censurò il comma 2 dell’articolo 1 della legge che autorizzava “la prescrizione di vaccini normalmente non raccomandate per la generalità degli operatori”. La Cartabia stabilì che il termine prescrizione presupponeva un obbligo che è esclusiva competenza dello Stato. Di qui lo stralcio del comma e la ripubblicazione della legge che è tuttora in vigore.

Secondo il democratico brindisino Fabiano Amati, che della legge è proponente, dove c’è una sanzione esiste un obbligo. La sanzione è il cambio del reparto vietando l’accesso a quelli a rischio, per il personale sanitario che non ha aderito al piano vaccinale completo.

Non la pensa così il centrodestra che non ha partecipato al voto di quella che ha definito una “legge farlocca”, dopo un acceso dibattito in aula, interrotto due volte da lunghe pause. Per Ignazio Zullo, presidente del gruppo Fratelli d’Italia, quando si parla di obbligo vaccinale “si intende un obbligo che può essere stabilito solo dallo Stato e per tutta la popolazione. Peraltro – ha concluso si tratta di una modifica di legge inutile. Più utile sarebbe sollecitare il governo centrale a fare tutto ciò”. Dello stesso avviso Paolo Pagliaro, capogruppo de La Puglia Domani, che ha parlato di “medaglia di cartone” appuntata al petto e che avrà come unico risultato “l’esporre la legge al rischio di incostituzionalità”. “Sarebbe stato più opportuno – ha sollecitato ancora una volta Pagliaro – destinare quelle dosi di vaccino avanzanti ai caregiver, i familiari di pazienti disabili, non autosufficienti, ancora non sottoposti al vaccino e nel limbo delle non risposte dal governo”.

E’ stato poi l’assessore regionale alla Salute Pierluigi Lopalco a chiarire che questo non è tecnicamente un obbligo perché “non è un trattamento sanitario obbligatorio”. Ma, piuttosto, un disincentivo a disertare la vaccinazione; la conseguenza per l’operatore che non accoglie quella che ha definito “una forte raccomandazione”, sarà la non l’idoneità.

Dalle Asl non arrivano, comunque, dati allarmanti. Nella Asl di Lecce si è sottoposto al vaccino il 90% del personale sanitario; nella Asl di Brindisi però il dato cresce, manca all’appello il 30% dei medici e infermieri. Poche decine in tutta la regione, ha fatto sapere l’assessore, gli operatori sanitari che hanno espressamente rifiutato il vaccino.

Prima della discussione della legge sui vaccini un’altra lunghissima interruzione si era resa necessaria per placare le fibrillazioni nella maggioranza, tra Amati e l’assessore all’Ambiente Anna Grazia Maraschio. Il pomo della discordia, ancora una volta,  il condono edilizio per le case delle due contrade di Brindisi che rischiano di essere abbattute, se questo non sarà concesso. In ballo circa 500 persone senza acqua e fogna e con una casa in bilico. Per la Maraschio, però, non solo non sono possibili leggi ad personam – il condono se vale per uno vale per tutti, ha spiegato – ma c’è un ostacolo aggiuntivo: il Mibact che ha impugnato l’intero piano casa. Se ne riparlerà la prossima settimane, nell’attesa di trovare una via d’uscita.

 

 

 

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