Maxi furto alla Bnl, continuano gli interrogatori. Zecca respinge le accuse

LECCE- “Completamente estraneo ai fatti contestati”. Un lungo interrogatorio quello di Marco Salvatore Zecca 46 anni di Galatina, coinvolto nell’indagine sul maxi furto nel caveau della Bnl di piazza S. Oronzo a Lecce e finito ai domiciliari il 16 febbraio scorso insieme al napoletano Luciano Romano, residente in provincia di Latina, Salvatore Mazzotta, 51 anni e Pietro Fiore, entrambi di Veglie.

Mentre Fiore si è avvalso della facoltà di non rispondere, Zecca ha chiarito i fatti contestati davanti al giudice Simona Panzera che sta proseguendo con gli interrogatori degli indagati, presunti autori del clamoroso colpo dell’ 11 novembre del 2018. Nascosta per due giorni nel caveau dell’istituto, la banda aveva svuotato decine di cassette di sicurezza portando via denaro contante, gioielli e oggetti di valore. Un bottino quantificato in circa 1 milione di euro.

Zecca, considerato l’informatico del gruppo, esperto in sistemi d’allarme e pertanto con un ruolo di primo piano nel colpo, ha negato ogni accusa. Difeso dall’avvocato David Dell’Atti ha ammesso di conoscere gli altri indagati ma di aver avuto con solo rapporti di lavoro occasionali. Anche Zecca è stato sottoposto, come gli altri, all’esame del Dna per un confronto con i reperti trovati sul posto, ma l’esito è stato negativo.

 

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