L’ odio in rete: nasce l’Osservatorio di Unisalento

LECCE- Negazionismo, odio politico, apologia di regimi, discriminazione etnica o basata sul genere e le abitudini sessuali, odio religioso e razziale, propaganda terroristica. L’odio in rete assume tante forme diverse che si rispecchiano nel linguaggio. L’Università del Salento ha istituito  l’“Osservatorio sui linguaggi di odio in Rete”, nel Dipartimento di Storia società e studi sull’uomo, diretto dal professor Luigi Spedicato, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi.

“I valori e le credenze degli individui, il pregiudizio, lo stereotipo- ha spiegato il prof. Spedicato- e i comportamenti sociali dipendono dalle narrazioni che le sostengono e che al contempo le alimentano. In questa prospettiva le forme di linguaggio aggressivo orientano specifici modelli di lettura dei sistemi sociali e alimentano la messa in atto di comportamenti distruttivi delle diverse forme di cittadinanza”. I social network, nel favorire lo scambio di opinioni, amplificano notevolmente la diffusione di questo genere di espressioni, proprio come è accaduto durante la pandemia. Il lockdown che ha costretto tutti a casa per mesi ha avuto un riflesso anche sui contenuti dei social network. Non solo l’inevitabile impennata di contatti che si è registrata da quando comunicare online è diventata l’alternativa obbligata, ma anche quella dei peggiori istinti: secondo i dati dell’ultimo rapporto sull’applicazione dei cosiddetti “Standard della comunità di Facebook”, da gennaio a giugno 2020 i contenuti di incitamento all’odio (rintracciati e rimossi) sono passati da 9,6 milioni del primo trimestre a 22,5 milioni nel secondo. Più del doppio. E quasi il triplo rispetto a fine anno: erano 7 milioni negli ultimi tre mesi del 2019. Su Instagram stessa dinamica: si è passati da 808.9 mila del primo trimestre ai 3,3 milioni dei mesi aprile-maggio-giugno.

L’Osservatorio promuove, organizza e gestisce, anche in partenariato con altre istituzioni pubbliche di ricerca e organismi privati italiani e stranieri che ne condividono i campi di intervento e gli obiettivi, attività di studio, di intervento, di progettazione.

Tra le finalità , ad esempio, quella di affiancare con le proprie analisi e ricerche le autorità e le istituzioni nazionali e sovra-nazionali (a partire dall’Unione Europea) nelle politiche di contrasto alla diffusione degli hate speech.

 

 

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