Crescono i firmatari per audizione contro il fotovoltaico selvaggio

BARI – Nell’era Vendola ci fu un vero e proprio boom. Ma quello che si rischia di vivere adesso è un fenomeno nettamente superiore. Lo dicono i numeri delle nuove richieste di installazione di impianti da energia “pulita”, cioè da eolico e fotovoltaico. Ecco perché cresce il numero dei firmatari della richiesta di audizione depositata in Consiglio regionale.

Richieste che, dal Ministero alla Regione, hanno riempito le scrivanie dei decisori chiamati a concedere le autorizzazioni. Troppe. Per una regione che già da tempo è prima per produzione da energie rinnovabili. La Puglia, infatti, nel fotovoltaico produce il doppio rispetto alla media nazionale, nell’eolico con 92 impianti sopra i 10 Mw è il maggior produttore in Italia.

Il rischio? é che il suolo sia invaso, ancora e nuovamente dai pannelli senza lasciare più spazio al paesaggio. Per questo della questione dovrà interessarsi il Consiglio regionale. E’ l’obiettivo dell’audizione richiesta dal capogruppo de La Puglia domani, Paolo Pagliaro, ma sottoscritta e convidisa trasversalmente dai partiti di maggioranza e opposizione. Sono 9 i firmatari: oltre a Pagliaro, Antonio Gabellone (FdI), Paride Mazzotta, Stefano Lacatena, Giandiego Gatta (FI) Antonella Laricchia (M5S), Maurizio Bruno, Donato Metallo (PD) Mario Pendinelli (Popolari) e i presidenti delle Province di Lecce e Brindisi, rispettivamente Stefano Minerva e Riccardo Rossi. Dagli assessorati regionali competetenti alla Soprintendenza, dalle associazioni ambientaliste a quelle che rappresentano il mondo agricolo, tutti saranno auditi per spiegare ciò che accade e per indurre il decisore politico a cambiare le norme attuali e salvare quella fetta di paesaggio che rischia di essere invaso da pale e pannelli.

Del resto, come detto, i numeri sono chiari: sono per la parte che compete la Regione ci sono richieste per 508 MW su 856 ettari di suolo, nello specifico Lecce ha una richiesta di 163 MW per 263 ettari, Taranto 121 MW per 237 ettari e Brindisi 10,20 MW per 24 ettari. E non solo, perché al Ministero dell’Ambiente, competente per le Valutazioni di Impatto Ambientale a livello nazionale per impianti eolici superiori a 30 MW, sono in esame progetti riguardanti la Puglia per ulteriori 1.822 MW.

“E’ dovere dei decisori – ha spiegato Paolo Pagliaro – pianificare e porre regole in un settore delicato; del resto non c’è una banca dati regionale unificiata, serve un tagliando del Piano paesaggistico territoriale, servono dei vincoli all’insediamento selvaggio degli impianti e occorre una urgente modifica del Piano energetico regionale. Non intervennendo il rischio è che accada, ad esempio, che imprenditori colpiti da xyella cedano alle richieste delle grandi mutinazionali”.

Insomma bisogna intervenire e in fretta. Anche perché la bocciatura della Consulta alla legge regionale sulle energie verde crea nuovamente il pasticcio di competenze. Ecco perché la richiesta di audizione è stata sostenuta anche da altri partiti. Per la pentastellata Antonella Laricchia “quando una azione è condivisibile bisogna unirsi, in particolare se parliamo di un tema così sentito, non può mancare anche il mio supporto. Sono curiosa di approfondire anche io e comprendere se riusciamo ad aiutare il territorio”. Per Antonio Gabellone, consigliere di Fratelli d’Italia, “se è giusto produrre energia pulita è anche giusto che si immagini un percorso che valorizzi la produzione di energie sulle abitazioni familiari in modo che la ricchezza prodotta possa rimanere all’interno delle famiglie salentine e pugliesi. In questo senso – conclude Gabellone – ci batteremo per tutelare da un lato il territorio e dall’altro per favorire l’arricchimento e non il depauperamento delle nostre famiglie”. Dello stesso avviso l’esponente di centrosinistra, Mario Pendinelli: “La realizzazione di interventi che sono impattandi sul territrio deve essere regolamentata per essere non sottoposti ad attività discrezionali. Questo per consentire che le opportunità imprenditoriali, giuste e lecite, vengano perseguite però con bilanciamento dei criteri generali di utilizzo del territorio”.

 

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