L’ex Ilva torna allo Stato, ma slitta l’accordo previsto per oggi

TARANTO – Era attesa in queste ora ma non sarà firmata oggi la nuova intesa tra Arcelor e Governo per rilanciare l’ex Iva di Taranto: tutto rinviato probabilmente all’11 dicembre.

Una firma che divide: il rilancio del siderurgico tarantino da una parte, le polemiche sui rischi ambientali e sanitari dall’altra.

La nuova stretta di mano tra Stato e ArcelorMittal prevede un piano industriale da 8 milioni di tonnellate di acciaio annue e piena occupazione di 10.700 dipendenti, con l’ingresso di Invitalia nella gestione dello stabilimento.

Aspetto focale: l’accordo eviterà che il gruppo franco-indiano il diritto di recesso, il cui termine è in scadenza proprio in queste ore e prevede una penale di 500 milioni di euro. La produzione dell’acciaio avverrà sotto il controllo del Ministero dell’Economia, per il tramite dell’agenzia per l’attrazione dei capitali.

In una prima fase Invitalia sarà socia al 50%. Il direttore generale sarà nominato dallo Stato e il Cda composto da 6 consiglieri, 3 per parte.

Un piano di rilancio, si diceva, che non ha messo però tutti d’accordo, con le prime levate di scudi sindacali, seguita dal malcontento di cittadini e associazioni, ambientaliste e non.

Non convincono le garanzie sul mantenimento dello stato occupazionale, le promesse di tutela sul fronte sanitario, la scomparsa delle “parole “green” e “idrogeno” rispetto ai proclami originari.

Sul tavolo tornano dunque gli stessi nodi da sciogliere di ben 8 anni fa, quando l’Ilva fu accusata di non garantire il giusto equilibrio tra il lavoro e la tutela della vita, finendo per questo sotto sequestro. Il momento della rivalsa, tanto atteso, secondo qualcuno sarebbe arrivato.

 

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