Emergenza senza fine, le Caritas salentine: allarme nuovi poveri, figli inediti della pandemia

SALENTO – Nel periodo maggio-settembre di quest’anno, il 45% delle persone che si sono rivolte alle strutture caritatevoli ecclesiastiche sparse in tutta Italia lo ha fatto per la prima volta. La gran parte, dato in controtendenza, è costituita da italiani. 2mila, secondo il report nazionale Caritas, i lavoratori autonomi che hanno chiesto aiuto.

Numeri e percentuali da capogiro che, nel Salento, concedono un’amara replica di questa emergenza economico-sociale figlia dalla pandemia in atto.

Don Nicola Macculi, direttore della Caritas diocesana leccese, arriva dritto al punto: “Durante il periodo del lockdown abbiamo ricevuto richieste d’aiuto significative. Non parliamo di stranieri, parliamo di nostri concittadini. In particolare a bussare alle nostre porte sono state le famiglie con minori. Moltissime le richieste pervenute da madri sole che hanno perso il lavoro, a causa dei tagli al personale delle aziende, e che non avevano neanche gli strumenti per assicurare ai propri figli il diritto all’istruzione a distanza: avere un computer non è così scontato come si può pensare”. C’è però un aspetto molto positivo, sul quale Don Nicola pone l’accento: “E’ vero: la povertà ha alzato il passo – dic e- ma la solidarietà si è fatta trovare pronta. Tantissimo sollievo è stato offerto dalle iniziative benefiche che si sono susseguite numerose, si sono inventate qualcosa di nuovo, andando anche ben oltre interventi tampone. Le ulteriori restrizioni in arrivo – conclude – partoriranno nuove criticità da affrontare e ci auguriamo che, come la chiesa, ciascuno faccia la propria parte, incluso chi ci governa”.

Anche Don Andrea Giampietro, timoniere della Caritas di Brindisi, intende sfatare alcuni miti e lo fa con forza, perché “ben due terzi dei richiedenti aiuto -spiega- sono rappresentati da persone che fino a febbraio avevano un lavoro, un pasto caldo assicurato e nessuna difficltà a pagare una bolletta. Poi, da un giorno all’altro, hanno bussato alla nostra porta”. Nel Brindisino le richieste alimentari sono state le più consistenti, seguite dagli aiuti economici per pagare le utenze domestiche.

“Durante il lockdown le richieste di pacchi alimentari sono raddoppiate – spiega – terminato quel periodo, un terzo dei richiedenti non si è più presentato. Tramite i fondi CEI -che abbiamo distribuito alle parrocchie- e grazie alle tantissime iniziative benefiche di cittadini e associazioni, abbiamo cercato di cucire su misura tutti gli interventi solidali. Perchè la nuova sfida è proprio questa -incalza- reinventarsi alla luce di una platea di nuovi poveri, variegata e, per certi versi, del tutto inedita. Ogni quartiere, ogni nucleo familiare, ogni storia necessita di ascolto prima di tutto e, successivamente, di risposte mirate. Al grande cuore dei benefattori -conclude- deve affiancarsi un sostegno corposo perchè l’emergenza continuerà”.

A Taranto, infine, è don Gaetano Borsci a guidare la Caritas diocesana. Qui nel periodo del lockdown sono state 5.413 le famiglie sostenute, di cui 900 del tutto nuove. La gara di solidarietà ha garantito beni di prima necessità a tutti i richiedenti che, in questa seconda ondata, sono tornati a fare appello al grande cuore di volontari e benefattori.

E.Fio

 

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