La confessione: “Mi aveva dato fastidio qualcosa, ho accumulato tanta rabbia che poi è esplosa”. Il macabro contenuto dei biglietti

LECCE – Daniele gli ha strappato il passamontagna, quindi ha subito riconosciuto in quella furia piombata in casa in un momento di assoluta tranquillità domestica, il giovane infermiere cui aveva affittato una camera. È uno dei particolari raccontati al giudice Toriello da Antonio De Marco, reo confesso.

Questo il macabro contenuto dei 5 biglietti insanguinati ritrovati sul luogo del delitto, simili a quello vergato su un foglio ritrovato nella sua camera nell’attuale abitazione. Nel quinto biglietto c’è il cronoprogramma dell’assassino, che si era preso 10-15 minuti di tempo da riservare alla tortura delle vittime.

“Sono colpevole e ammetto di avere ucciso De Santis Daniele e Manta Eleonora. Sono entrato in casa con le chiavi. Ne avevo una copia che avevo fatto prima di lasciare l’abitazione presa in affitto da novembre fino al lock down. Poi sono ritornato nell’abitazione a luglio rimanendo fino alla metà di agosto 2020.

Durante la permanenza nell’abitazione mi aveva dato fastidio qualcosa. Ho provato e accumulato tanta rabbia che poi è esplosa. Non sono mai stato trattato male. La mia rabbia, forse, era dovuta all’invidia che provavo per la loro relazione …

Non avendo molti amici e per il fatto che trascorro molto tempo in casa da solo mi sono sentito molto triste …

Per uccidere la coppia … ho acquistato il coltello da caccia presso il negozio denominato “xxx”. Del coltello me ne sono disfatto. Non ricordo quando ho scritto il biglietto né ricordo cosa intendessi dire con “caccia al tesoro”. Altre volte ho sofferto di momenti di rabbia …

Ho scritto solo due giorni prima i biglietti. Sono andato a trovare Daniele ed Eleonora convinto di trovare entrambi. Quando sono entrato in casa i due erano seduti in cucina ..

Ho incontrato Daniele nel corridoio il quale si è spaventato perché avevo il passamontagna. Dopo aver avuto una colluttazione con lui li ho uccisi. Quando ho colpito lui ha cercato di aprire la porta per scappare. Ho ucciso prima lei e poi ho colpito nuovamente Daniele. Dopo aver lottato con loro sono andato via senza scappare perché non avevo fiato … Il passamontagna mi è stato sfilato da Daniele il quale poi mi ha riconosciuto. Ho sentito gridare “Andrea”. Loro non hanno mai pronunciato il mio nome. Indossavo dei guanti che poi si sono strappati perdendone forse uno solo o un frammento.

Dopo aver compiuto il gesto sono tornato a casa mia sita in via Fleming. Ho dormito fino alla mattina successiva. Mi sono disfatto dei vestiti gettandoli in un bidone del secco di un condominio poco distante dall’abitazione. La fodera faceva parte del coltello che ho comprato … Insieme ai vestiti c’erano le chiavi e il coltello acquistato in contanti. La candeggina l’ho acquistata presso un negozio, quella sera portavo al seguito anche uno zainetto di colore grigio con dentro la candeggina, delle fascette ed il coltello nonché della soda”.

Sono le parole, riassunte e verbalizzate, con cui Antonio De Marco ha confessato il duplice, efferato, barbaro omicidio di via Montello, consumato alle 21,45 di lunedì 21 settembre.

Nell’interrogatorio delle scorse ore, dopo il quale l’arresto è stato convalidato, si ricostruiscono le fasi del delitto e quelle delle indagini. Per gli inquirenti, a un certo punto, al quinto giorno dopo il delitto, De Marco ha capito che lo stessero pedinando.

Questo, unito a delle informazioni diffuse dai media, non ultimo il fotogramma che ritraeva il probabile assassino uscire dal sottopassaggio di via Monteroni, ha concretizzato il pericolo di fuga che ha fatto scattare, insieme ai riscontri investigativi, il fermo.

La confessione è stata ritenuta spontanea e ricca di particolari mai diffusi dalle forze dell’ordine, né dalla stampa, a partire dal fatto che l’assassino avesse verosimilmente le chiavi di casa delle vittime e che le avesse sorprese in cucina; così come gli oggetti persi sul luogo del crimine.

“I numerosi ed inequivocabili elementi indiziari acquisiti”, tra cui i percorsi sovrapponibili a quelli dell’assassino, tracciano un “quadro indiziario non solo grave, ma anche preciso e concordante”.

Il duplice omicidio è, per il giudice, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Ha fatto molto di più di quello che serviva semplicemente per cagionare la morte delle vittime.

E ancora, viene ritenuto “concreto ed attuale” il “pericolo di recidivanza, ossia della circostanza che il fermato – se lasciato libero – commetterà delitti della stessa specie di quello per il quale si procede”…”avendo egli mostrato una inquietante capacità di porre in essere con ferocia atti di violenta aggressione alla vita di persone sostanzialmente scelte a caso”.

Alcun dubbio, dunque, sul fatto che fosse necessaria la detenzione in carcere, dove attualmente De Marco si trova.

 

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