Lecce in B. Le delusioni nel calcio durano un attimo perché poi è già futuro

LECCE (di M.Cassone) – È terminata l’avventura del Lecce in serie A. La squadra di Liverani messa all’angolo anche dal Parma, ma non sarebbe bastata nemmeno una vittoria visto il successo del Genoa col Verona, è scivola nella serie cadetta dopo un campionato strano, vissuto sempre al massimo dei giri, nonostante tutto: errori ed orrori a cascata ad iniziare dalla campagna acquisti estiva, una rosa corta, striminzita rispetto a quella delle concorrenti, errori difensivi che hanno consegnato alla storia la difesa più battuta di tutte con 85 gol, frutto anche di un credo tattico sbarazzino votato all’attacco, e poi gli errori arbitrali, il più eclatante il fallo di Bonazzoli su Donati nella gara interna con la Sampdoria, i tantissimi infortuni ed i tempi di recupero lunghi. Tanta inesperienza che ha fatto pagare dazio alla società, al direttore sportivo, all’allenatore, in una categoria che non aspetta nessuno. E la sfortuna poi ci ha messo spesso lo zampino, sporcando una stagione in cui per l’impegno ed il bel gioco espresso i giallorossi avrebbero meritato di più, basta rivedere l’autogol con il Genoa di Gabriel e quello di Lucioni nell’ultima gara con i ducali, entrambi sono il colmo dei colmi in una strana stagione, in cui anche il lockdown ha inciso negativamente.

Nonostante il buon campionato di Lapadula, tra i migliori, autore di 11 gol, sono mancati un altro paio di attaccanti perché sia Farias che Babacar non sono riusciti a lasciare il segno ed hanno deluso le attese. Basta pensare che il cannoniere della squadra è un calciatore del gruppo storico che ha conquistato la doppia promozione dalla C alla A, parliamo di capitan Mancosu che ne ha realizzati 14. È mancato qualcosa a centrocampo fino all’arrivo di Barak e Deiola che poi si è dovuto fermare per un problema al ginocchio, è mancato qualche difensore con caratteristiche diverse. È stata una stagione che comunque ha lasciato un bagaglio di esperienza a tutti perché tutti hanno commesso errori ma sono tutti errori in buona fede dettati dalla voglia di fare bene.

La doppia promozione ha consegnato alla serie A una squadra ed una società acerbe che avevano bisogno di maturare, forse è arrivata troppo secondo quelle che erano le aspettative.

I forse, i se, i ma, continuano a prendere forma di fronte alla realtà: si torna in B ma non è una sconfitta per due motivi.

Il primo perché la società già la scorsa settimana ha pianificato le linee guida del futuro giallorosso e perché è formata da persone serie e coscienziose che amano veramente la maglia della squadra della loro città.

La sensazione trapelata ascoltando le interviste del dopo gara è che si ripartirà di nuovo con mister Fabio Liverani in panchina che dovrà fare tesoro di questa sua prima vera esperienza in A da allenatore, non fanno testo le tre gare sulla panchina del Genoa, e ripartire con entusiasmo e determinazione, crescendo sui propri errori.

Il secondo motivo riguarda la tifoseria: unica, passionale, con le idee chiare.

Nessuna contestazione ma solo tanto amore, prima della gara col Parma e dopo, cori e passione ed unico credo: la fede non retrocede.

E nella malinconica serata in cui sono passati i titoli di coda è stato anche emozionante vedere il vicepresidente Liguori uscire dal cancello per salutare i tifosi, per parlare con loro e subito dopo il presidente Sticchi Damiani fermarsi con l’auto e dialogare con i presenti che lo hanno subissato con il coro: “C’è solo un presidente”.

Ci sono tutti i presupposti per metabolizzare i propri errori e per ripartire più forti di prima: questo è il calcio, una passione in movimento perpetuo, anche per chi lo racconta. Le delusioni durano un attimo perché poi è già futuro.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*