Scomparsa del piccolo Mauro Romano: un amico di famiglia sospettato del sequestro

RACALE – Sono trascorsi 43 anni dalla scomparsa del piccolo Mauro Romano. Aveva 7 anni, non fu mai ritrovato. Ora gli inquirenti hanno individuato quello che potrebbe essere il sequestratore: un amico di famiglia, che il bambino chiamava “zio”, oggi 70enne. In queste ore l’uomo è stato fermato e ascoltato dagli inquirenti che ritengono si tratti della persona con la quale quel giorno Mauro si allontanò. A febbraio scorso, i genitori del bambino furono ascoltati dagli inquirenti. Incontrarono, su loro richiesta, la pm Stefania Mininni, titolare del fascicolo, riaperto a dicembre sempre su spinta dei coniugi Romano. Il bambino sparì nel nulla il 21 giugno del 1977 da Racale. La richiesta di parlare con la pm è arrivata un giorno prima che fosse arrestato, accusato di aver abusato sessualmente di 17 bambini, il 69enne di Taviano che nel 1984, quando di anni ne aveva 33, fu condannato per tentata estorsione perché telefonò almeno sette volte ai genitori del piccolo Mauro chiedendo loro 30 milioni di lire di riscatto. Disse anche che, se non avessero pagato, Mauro sarebbe finito in un pozzo. E a dicembre i carabinieri, con i vigili del fuoco, scandagliarono proprio il pozzo che sorge vicino al casolare teatro degli abusi e di proprietà dell’arrestato. Di certo, come preannunciato dal loro legale, il prof. Antonio Maria La Scala, già presidente dell’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse, le parole di questi genitori hanno aperto nuovi scenari. Hanno ricostruito tutta la storia, a partire da quella giornata, quella in cui il loro bambino è scomparso per sempre. Loro erano da due giorni a Poggiomarino, in provincia di Napoli, per il funerale del nonno paterno di Mauro. Il bambino, insieme al fratello, era rimasto con i nonni materni a Racale. È stato visto per l’ultima volta alle 17,45 del 21 giugno. Stava giocando a nascondino. Ma i genitori hanno raccontato anche qualcosa di inedito, aggiungendo dettagli mai rivelati. È stato chiesto loro come mai abbiano preso le distanze dalla comunità di testimoni di Geova e perché poi si siano trasferiti in Svizzera, dove sono rimasti per 10 anni; se abbiano parlato con i testimoni, tre persone che allora erano bambini dell’età di Mauro. Due dissero di aver visto una Mercedes bianca fermarsi e caricare a bordo l’amichetto. Guidava un uomo robusto, sui 40-45 anni. Fatto, questo, che esclude che a prendere fisicamente Mauro sia stato il 69enne arrestato a febbraio, che all’epoca aveva 26 anni. Il terzo bambino che giocava con Mauro era Vito Paolo Troisi, diventato poi un boss della Scu.

I sospetti dei genitori di Mauro hanno, con ogni probabilità, fornito elementi utili alle indagini, mettendo gli inquirenti sulla strada giusta.

 

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