Giù le mani dal Nardò: la società neretina pronta alla battaglia in tutte le sedi

Antonio Vincenti (a.d. A.C. Nardò), Salvatore Donadei (presidente A.C. Nardò) Alessio Antico (amm. unico A.C. Nardò)

NARDÒ – Abbiamo varcato la soglia del tempio calcistico neretino, abbiamo aperto le porte del Giovanni Paolo II chiuse al calcio giocato dall’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. E, nonostante l’incuria del tempo e l’erba alta, il fascino e l’odore del calcio vero, quello alimentato dalla passione e dai sacrifici, è abbastanza forte anche se dai palazzi provano a svilire queste emozioni che vivono nel petto dei tifosi.

Abbiamo incontrato la dirigenza del Nardò per analizzare l’ipotesi balzata alla cronaca dopo il Consiglio Direttivo della Lega Nazionale Dilettanti che avrebbe optato per una scelta che non era per nulla preventivabile stravolgendo le indicazioni della vigilia: dopo lo stop dei campionati dilettantistici, infatti, si doveva procedere alla cristallizzazione della classifica con una sola promozione e due retrocessioni. Dalle notizie che sono filtrate le retrocessioni dovrebbero essere 4 e dunque il Nardò verrebbe risucchiato senza avere nemmeno la possibilità di giocarsela sul campo. Una decisione apparsa subito insensata e nell’attesa delle ratifica dal parte del Consiglio Federale, che dovrebbe ufficializzare questa proposta, è scoppiata la rabbia e l’incredulità di tutta la città e della società guidata dal Presidente Salvatore Donadei che non usa mezzi termini: “La proposta del Consiglio Direttivo della Lega nazionale dilettanti che prevede le 4 retrocessioni dalla D all’eccellenza è fuori di ogni logica e rappresenta una aberrazione dal punto di vista giuridico ed è avvilente dal punto di vista sportivo. Certamente il Nardò non starà con le mani in mano e si sta già muovendo sotto tutti i punti di vista, politico e anche giuridico perché la serie D ci appartiene e il Nardò rimarrà in D ad ogni costo, è una proposta che sconcerta e la reazione di tutti gli addetti ai lavori a livello nazionale la dice lunga su quello che è stato un vero scempio”.

A fargli da eco arriva il commento dell’amministratore delegato Antonio Vincenti che calca la mano su questa ipotesi anche perché ancora non si conosce nemmeno il criterio con cui si determinerebbe tale retrocessione: “La situazione più sorprendente di questa vicenda è che non si conoscono ancora i criteri di questa proposta fatta dalla lega, aspettiamo di conoscerli, e poi valuteremo tutti insieme qual è la via da intraprendere, non ci fermeremo, meritiamo rispetto. In un tempo di pandemia, in una situazione così grave, la Lega nazionale dilettanti avrebbe dovuto stare accanto a queste società che fanno grandi investimenti annualmente e che adesso si trovano anche un po’ spiazzate su come affrontare i prossimi mesi; non prendiamo in considerazione l’ipotesi di andare in eccellenza questa idea non è contemplata da nessuno di noi”.

Perplesso anche Alessio Antico, l’amministratore unico che ci tiene a rassicurare tutti i tifosi: “Non stiamo valutando proprio l’ipotesi di disputare il campionato di Eccellenza perché non lo meritiamo e perché questa proposta è una schifezza all’italiana, e parlo a nome di tute le società penalizzate. In questi giorni ci siamo uniti: società, tifosi, amministrazione, anche perché siamo abituati, il Nardò è stato penalizzato anche per altre situazioni. Voglio fare un appello a tutti i tifosi e agli ultrà, ai miei compagni di avventura, di rimanere uniti e di cercare di vincere questa battaglia perché ci sono tute le condizioni e non dobbiamo mettere proprio in dubbio la partecipazione al prossimo campionato di D”.

Si prospetta una calda estate ed il pallone potrebbe essere costretto ancora a rimbalzare nei tribunali ma fino alla ratifica c’è sempre la speranza che vinca il buonsenso anche perché società virtuose come il Nardò, con i conti in ordine, rischierebbero di dover lasciare il posto a sconosciute compagini di Eccellenza impreparate anche a livello economico al salto in D. Tutto è in divenire ma una cosa è certa: il Toro merita di rimanere dov’è, lo merita la città, la società e lo meritano i tifosi.

M.Cassone

 

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