Mafia, droga e gioco d’azzardo: 72 arresti all’alba

SALENTO-Tra i 110 indagati nella maxi inchiesta della Dda di Lecce e della Squadra mobile ci sono i nomi storici della Scu, molti di loro già in carcere, alcuni ergastolani, come Pippi Durante, accusato dell’omicidio di Renata Fonte.

72 le ordinanze di custodia cautelare eseguite all’alba, per soggetti indagati a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, violazione della legge sulle armi, associazione finalizzata al traffico di droga nonché esercizio aggravato e partecipazione al gioco d’azzardo. Un’inchiesta che dimostra come la Scu sia in vita e attiva e che il territorio di Lecce sia il fulcro del sodalizio criminale Briganti-Pepe, gestendo ormai il controllo esclusivo non solo della città ma anche di molti comuni vicini: Squinzano, Trepuzzi, Surbo, Melendugno con le sue marine, Calimera, Galatone e Nardò.

Le indagini sono partite nel 2017- gli investigatori, guidati dal capo della Squadra mobile alessandro albini, hanno intercettato una lettera proveniente dal carcere nella quale l’ergastolano Cristian Pepe, impartiva ordini sulla gestione di alcuni affari. Da lì è stata ricostruita la ragnatela dei rapporti intessuti dal clan Pepe capeggiato proprio da Cristian e dal fratello Antonio, detto “Totti”, con i ruoli importanti di antonio marco PENZA , valentino NOBILE, stefano MONACO, manuel GIGANTE.

Gestivano i canali di approvvigionamento della droga, cocaina sopratutto, le estorsioni e il controllo del gioco d’azzardo, bische clandestine, acquisendo il 40 % degli introiti, nonché il tentativo, da parte Totti Pepe, di condizionare, in suo favore addirittura i risultati di giochi gestiti dal monopolio di stato cercando attraverso pressioni di ottenere agevolazioni nelle vincite per gli appartenenti al clan ed i loro familiari.

Ma gli interessi del clan non si fermavano qui: dalle indagini della Squadra Mobile emergono anche i forti interessi su eventi musicali e spettacoli, tra cui quelli organizzati nel Parco di Belloluogo. L’ intento del clan era quello di influenzare l’operato di amministratori leccesi per assicurarsi le autorizzazioni ad organizzare lì eventi e spettacoli. Ci sono state pressioni e minacce nei confronti di amministratori dopo che alcuni concerti, come quello dei sud sound sistem, era saltato, proprio per volontà dell’amministrazione. Opera del clan anche l’attentato incendiario il 30 agosto 2017 ai danni del comandante della stazione Carabinieri di Surbo, perché con le sue indagini disturbava il clan. Nell’ordinanza vengono contestati un attentato incendiario ad un lido e colpi di pistola contro un’agenzia funebre.

Tra i destinatari delle ordinanze: Angelo Brai, residente a Merine; Pasquale Briganti, leccese; Salvatore Bruno, residente a San Foca (detto “Bambinone” o “bambi”); Debora Buscicchio, Lecce; Luigi Buscicchio, Lecce (noto come “Zio Gino”); Andrea Cafiero, Lecce (noto come “Titina”);Dario Calogiuri, residente a Melendugno (noto come “Dario mezzo milione”); Cristian Calosso (detto “Gufo”); Stefano Castrignanò, residente a Lecce; Riccardo Cozzella, Trepuzzi.

Gli indagati sono più di 110.

Gli interessi del clan sul parco di Belloluogo

Dalle indagini della squadra mobile e che hanno portato al maxi blitz di oggi emergono i forti interessi del clan su eventi musicali e spettacoli tra cui quelli organizzati nel Parco di Belloluogo. L’ intento del clan era quello di influenzare l’operato di amministratori leccesi per assicurarsi le autorizzazioni ad organizzare lì eventi e spettacoli. Ci sono state pressioni e minacce nei confronti di amministratori, ma le indagini su questo fronte sono ancora aperte.

Mariella Costantini

 

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