Fuoco al padre, il figlio capace di intendere e di volere

COLLEPASSO- La perizia psichiatrica affidata allo specialista Domenico Suma, ha dichiarato Vittorio Leo, 48 anni di Collepasso, accusato dell’ omicidio preterintenzionale del padre Antonio, capace di intendere e di volere al momento dei fatti.  Al quinto piano del tribunale di Lecce davanti al gip Giovanni Gallo si è svolto l’incidente probatorio al quale l’uomo ha partecipato.

Il pm Luigi Mastroniani ha da poco concluso le indagini sull’episodio che il 20 maggio dello scorso anno aveva sconvolto la comunità di Collepasso modificando il reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale aggravato. Secondo il pm Vittorio Leo non aveva intenzione di uccidere il 90enne, ma la situazione gli era sfuggita di mano. L’uomo morì bruciato, avvolto dalle fiamme, dopo un litigio con il figlio che fu arrestato dopo aver avvisato, lui stesso, i carabinieri.

Il corpo del padre, completamente carbonizzato, fu trovato riverso in bagno. Il figlio, che conviveva con la vittima, raccontò di aver versato addosso al padre una bottiglia di alcol con la quale si stava medicando una ferita. Il fornello acceso in cucina innescò una fiammata che avvolse in pochi secondi i vestiti dell’uomo trasformandolo in una torcia umana. L’anziano, che dalla cucina raggiunse il bagno nel tentativo di spegnere le fiamme con l’acqua, cadde a terra provocandosi una profonda ferita alla testa. L’avvocato di Vittorio Leo Francesca Conte ha chiesto i domiciliari.

 

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