Gasdotto, Salvemini: compensateci. Altri sindaci all’attacco

LECCE- Il Comune di Lecce chiederà le compensazioni per il passaggio del metanodotto Snam, che collega Tap da Melendugno fino a Brindisi. L’annuncio è arrivato via Facebook dal sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ma incontra la forte opposizione di altri suoi colleghi, in particolare di quelli firmatari degli esposti contro Tap. “Non abbiamo intenzione di trattare alcunché per un’opera che riteniamo illecita”, dice Marco Potì (Melendugno). “Invece di mercanteggiare – aggiunge un durissimo Fulvio Pedone, sindaco di Lizzanello – il Comune capoluogo potrebbe costituirsi parte civile nel processo che si aprirà l’8 maggio contro Tap, insieme a noi e alla Regione”.

A sollevare la questione, nelle scorse ore, era stato il capogruppo del Pd Antonio Rotundo, scatenando l’ira dei noTap. Dopo che è naufragato il tavolo a Roma sulle compensazioni, di questo non si era più parlato. I lavori vanno avanti a tamburo battente, sia quelli di Tap in mare e sulla terraferma, sia quelli di Snam, lungo 55 km, 22 dei quali ricadono in territorio di Lecce.

“Il mio dovere – scrive Salvemini – è partire dal dato di realtà, che vede un cantiere aperto che ha già generato impatti rilevanti, e impegnarmi perché il sacrificio imposto alla comunità leccese venga adeguatamente compensato”. È la conclusione a cui giunge dopo aver ricordato che il Consiglio, nell’ottobre 2017, si è espresso contro il passaggio del metanodotto, ritenendo l’opera incompatibile dal punto di vista ambientale e paesaggistico, stesse posizioni di Regione, Ministero dei Beni Culturali e degli altri Comuni attraversati. Non valse a nulla. Lecce, comunque, già allora mise per iscritto che, in caso di ralizzazione dell’opera, ci sarebbe stata l’esigenza di “stabilire specifiche misure di ristori ambientale e paesaggistico”. “Giunti a questo punto – conclude Salvemini – il mio dovere di amministratore non è assecondare sentimenti di orgoglio ferito o chiusure pregiudiziali motivate da ragioni che, evidentemente, non sono state considerate sufficienti per fermare l’opera. Né in sede giudiziaria, né in sede politica”.

Il fatto che non ci sia stato il sequestro – rincara la dose Pedone – non legittima Lecce a trattare sull’opera. Forse sfugge che fra tre mesi si apre un processo penale su violazioni paesaggistiche e inquinamento della falda. La vicenda Seveso, anello di collegamento tra Tap e Snam, è ancora aperta e al vaglio del gip visto che il pm ha dovuto chiedere una nuova archiviazione (la precedente era sbagliata perché non notificata alle persone offese, ndr) a cui noi ci siamo opposti. Sarebbe quanto meno opportuno attendere questi passaggi”.

“Al contrario degli otto Comuni che hanno davvero battagliato – aggiunge Potì – Lecce ha avuto una posizione meno decisa, più defilata su Tap e su Snam, che però sono la stessa opera che sconta le stesse illegittimità, perché non sono stati considerati gli impatti cumulativi, come ribadito anche dal gip. Ecco perché il Comune di Lecce trova comodo ora accomodarsi a un tavolo delle trattative. Gli altri sindaci invece sono invitati a costituirsi parte civile e a chiedere i danni e lo stop di quest’opera”.

 

T.C.

 

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