ANCE denuncia caso di mala burocrazia: il territorio rischia di perdere quasi 4 milioni

LECCE – Un iter perso nelle maglie della burocrazia, un caso limite che rischa di far perdere al territorio quasi tre milioni ed 800 mila euro per la riqualificazione del territorio costiero. Una grande opportunità soprtatutto per la zona di Otranto, Tricase, Santa Maria di Leuca. Per un intervento che darebbe lustro paesaggistico all’intero Salento e che è fermo da tre anni.

La denuncia è di Ance Lecce che ha voluto, insieme all’avvocato Saverio Sticchi Damiani illustrare il caso alla stampa.

Nel 2013 la Regione Puglia ha adottato il PPTR che promuoveva tra gli strumenti di governance i progetti integrati di Paesaggio, funzionali ad attivare la progettualità locale in forme integrate. Uno degli ambiti interessati a questo progetto era la valorizzazione e riqualificazione integrata dei paesaggi costieri ad alta valenza naturalistica. Il raggruppamento dei comuni di Otrelle, Diso, Spongano e Andrano è stato ammesso ad usufruire del finanziamento tramite concorso di progettazione. Nell’ottobre del 2016, l’amministrazione di Otrelle, in qualità di comune capofila, approva il progetto definitivo. A novembre arriva l’approvazione del progetto esecutivo per i lavori. Approvato anche il bando di gara per l’affidamento degli stessi, aggiudicato dalla Mello Srl. Quattro mesi dopo viene avviata la conferenza dei servizi. Nel marzo 2017 il comune convoca l’impresa per la stipula del contratto, precisando che lo stesso sarebbe stato sottoscritto solo a seguito di acquisizione definitiva dei pareri. Il 30 aprile 2019 l’impresa diffida l’amministrazionre comunale a non differire ulteriormente la data della stipula del contratto, perchè avrebbe dovuto essere sottoscritto entro 60 giorni dall’aggiudicazione. Il 15 maggio il comune di Ortelle rinvia, rilevando che non è stato possibile concludere i procedimenti per l’acquisizione dei pareri da parte degli enti interessati. Il 21 giugno 2018 una nuova diffida dell’ente da parte dell’impresa che chiede di conoscere quali sono i pareri richiesti, gli enti autorizzati al rilascio, la data di inizio delle procedure di rilascio e le ragioni ostative. A luglio il ricorso al Tar: i giudici amministrativi accolgono il ricorso e dichiarano sussistente l’obbligo dell’amministrazione di concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro 30 giorni. Allo scadere degli stessi, l’amministrazione ha ripetuto che non si può procedere alla stupula del contratto perchè la conferenza dei servizi non aveva terminato i lavori. A gennaio 2019 l’impresa adisce nuovamente al Tar. Nei giorni scorsi il Tribunale Amministrativo dichiara ancora una volta l’obbligo del comune di adempiere e concludere con un provvedimento espresso la procedura conferenziale avviata nel settembre 2017 entro 30 giorni.

Risultato è che: un cantiere non parte, un lavoro pubblico non si fa, gli operai non lavorano. Insomma, un perfetto esempio di “immobilismo amministrativo” che potrebbe tradursi in un’enorme e gravissima perdita per il territorio

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*