Il miele come arte e filiera: a Ugento il corso sull’analisi sensoriale

UGENTO- Annusare, assaporare, riflettere. C’è tutta la concentrazione e c’è la fatica di un’esplorazione dentro un bicchiere o un cucchiaino. Perché il miele è un’arte ma anche una filiera dalle tante opportunità. E per approcciarsi a questo mondo serve professionalità e servono competenze, non ci si può improvvisare.

È proprio questo ciò che spinto il Centro di educazione ambientale Cea Posidonia di Ugento (presieduto da Mino Pierri) a organizzare un corso di introduzione all’analisi sensoriale del miele. Un modo anche per mettere in contatto tra loro i produttori con gli utilizzatori professionali del nettare prodotto dalle api.

Quattro le giornate in cui si è articolato il tutto, dal 6 al 9 febbraio, con 30 ore di lezione, tra teoria e prove di assaggio, con produttori e tecnici del settore provenienti da tutta la regione e guidati in questo percorso dalla docente Lucia Piana, fra i massimi esperti di analisi del miele in Italia.

Primo passo: sfatare alcuni miti su come dovrebbe essere il miele di qualità. “I consumatori si aspettano che ci sia una qualche regola d’oro per riconoscere facilmente e senza dubbi un buon miele – ha spiegato Piana – ma purtroppo non è così, perché stiamo parlando di un prodotto molto variabile. Un falso mito spinge a credere che il miele migliore sia liquido e dolce, ma non è sempre vero, al contrario: i mieli più genuini sono quelli cristallizzati, cioè solidi, ed esistono anche i mieli amari, come quelli di castagno e corbezzolo”.

A ospitare il corso, riconosciuto dall’Albo nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele, è stato l’Istituto alberghiero “Filippo Bottazzi” di Ugento: a parteciparvi anche una rappresentanza di docenti e allievi della scuola e importante è stata la collaborazione con Coldiretti Lecce, Confartigianato e Camera di Commercio di Lecce, Regione Puglia – Assessorato Istruzione e Università, Associazione regionale apicultori pugliesi, sotto il patrocinio del Comune di Ugento.

“Far acquisire ai giovani competenze in questo settore – ha rimarcato il dirigente scolastico, Salvatore Negro – consentirà nel futuro di investire in una filiera del miele, ancora sottovalutata, che interessa il food, la cosmesi e la farmacologia”. Aver creato un contatto fra la scuola e il mondo delle produzioni di nicchia, come questo, serve anche per implementare l’interesse sul tema. Che è un interesse sulla produzione ma anche sulla tutela ambientale del territorio.

“Attività come questa, legate all’apicoltura, hanno un’elevata rilevanza – ha detto non a caso il sindaco di Ugento, Massimo Lecci – sia sotto il profilo della salvaguardia ambientale che dell’economia, educando il consumatore a riconoscere e apprezzare la tipicità dei prodotti del territorio”.

 

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