“Manifesti criminali”: due assoluzioni. Non erano il tramite tra il clan e la politica

LECCE – Mario Blago, 62enne leccese, in primo grado era stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a nove anni di reclusione. Ora corte d’Appello lo ha assolto con formula ampia perché il fatto non sussiste. È difeso dagli avvocati Paolo Cantelmo e Antonio Savoia.

Il processo è quello nato dall’operazione “Eclissi” del 2014, a carico di Pasquale Briganti e altri, già giudicati con rito abbreviato. Nel processo celebrato con rito ordinario, nel 2016 fu ascoltato l’allora 29enne leccese collaboratore di giustizia Gioele Greco, il quale raccontò i nuovi sistemi di alleanze e di controllo delle piazze di spaccio e non solo dei gruppi criminali leccesi e svelò il sistema con cui il clan avrebbe preso il monopolio delle affissioni dei manifesti elettorali in occasione delle amministrative del 2012 a Lecce. In un’informativa di reato della Dia, Blago veniva dipinto come il “collante tra il sodalizio mafioso capeggiato dal genero Pasquale “Roberto” Briganti e i vari comitati elettorali”. Successivamente, sempre nel corso del processo di primo grado, fu detto che mai alcuna prova fosse stata raccolta in merito a presunti favoritismi nei confronti del caln. Anche Greco disse di essere aconoscenza del fatto che Blago fosse l’ex suocero di Briganti, ma di non sapere, invece, se fosse coinvolto nella storia delle affissioni.

Ora, in Appello è arrivata l’assoluzione. Esclusa l’associazione mafiosa anche per Sergio Marti, condannato comunque a sette anni in secondo grado (in primo erano 10), per l’estorsione ai danni di un farmacista leccese. Le condanne per gli altri imputati: 18 anni e 6 mesi a Ubaldo Luigi Leo, 13 anni e 10 mesi a Fabio Lanzillotto, 10 anni e 10 mesi a Stefano Monaco, 10 anni e 8 mesi a Luigi Antonio Rollo.

 

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