Operazione Dirty Slot, i Marra davanti al gip: “Mai contatti con la mafia, noi le vittime”

LECCE- “Mai avuto a che fare con la criminalità organizzata”. Queste le parole dell’imprenditore Alberto Marra al gip Edoardo D’Ambrosio che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei giorni scorsi a carico di 6 persone dagli uomini del Gico della guardia di finanza di Lecce. Ha respinto le accuse così come ha negato categoricamente che le macchinette installate nei locali dell’hinterland galatinese siano mai state truccate.

Un lungo interrogatorio durante il quale, assistito dal suo avvocato Francesco Vergine, Marra ha parlato delle decine e decine di denunce presentate nel corso degli anni per tante vessazioni subite: rapine ad esempio, ma anche il sequestro di persona di un suo dipendente avvenuto in un comune del brindisino indicato come uno di quelli nei quali la società avrebbe avuto contatti con boss della zona. L’uomo, durante lo “scassettamento”, ovvero il recupero dei soldi dalle macchinette, era stato fermato da alcuni soggetti, portato in campagna e poi rapinato. Inoltre, ha tenuto a sottolineare Marra, in tanti processi in corso a carico di esponenti di spicco della criminalità organizzata, loro sono indicati come persone offese per aver subito estorsioni.

Alberto Marra è stato l’unico a rispondere alle domande del giudice davanti al quale sono comparsi in giornata anche il fratello Massimiliano, il padre Luigi, la moglie di Alberto Marra Pamela Sabina Giannico, Gabriele Antonio De Paolis e Leonardo Costa. Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere.

Secondo le accuse i Marra, pur non facendone parte, avrebbero contato sull’appoggio di uomini legati al clan Coluccia per aggiudicarsi il monopolio delle macchinette in bar e locali della zona di Galatina i cui titolari avrebbero subito minacce e ritorsioni in caso di rifiuto. In cambio gli imprenditori corrispondevano ai clan un introito fisso calcolato sulla percentuale dei guadagni. Secondo l’accusa un giro d’affari vorticoso che ha portato anche al sequestro di beni per 7 milioni di euro. I legali degli imprenditori, oltre a Vergine Giuseppe Romano, Fabio Pellegrino e Massimo Manfreda, hanno depositato istanza al Tribunale del Riesame per l’annullamento delle misure.

Lunedi saranno interrogati anche i quattro destinatari della misura dell’obbligo di firma: Andrea Bardoscia Daniele Donno , Stefano Greco e Maurizio Zilli.

M. Cos.

 

 

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