Operazione Tornado, chiuse le indagini: 36 indagati. C’è anche il sindaco Stefanelli

SCORRANO- Il pubblico ministero Maria Vallefuoco ha chiuso le indagini sull’inchiesta che ha portato il 24 giugno scorso all’arresto di 30 persone nel corso dell’operazione “Tornado” dei carabinieri che ha riguardato il comune di Scorrano e il suo hinterland.

Sono 36 in tutto gli indagati che rispondono, a vario titolo, di associazione  “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti”, “danneggiamento seguito da incendio”, “detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti”, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “estorsione”, “ricettazione”, “minaccia aggravata”, “porto abusivo di armi” e “sequestro di persona e violenza privata”.

Tra i 36 indagati c’è anche il sindaco di Scorrano Guido Nicola Stefanelli. L’ accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa “per aver collaborato insieme a Massimiliano Filippo, pur non facendone parte, alla realizzazione dei fini dell’associazione mafiosa fornendo un contributo significativo consistito, nella sua qualità di sindaco pro-tempore del comune, nel promettere agli appartenenti al sodalizio criminoso l’aggiudicazione di appalti e servizi pubblici“. Nella chiusura indagini si fa riferimento in particolare alla gestione del parco comunale La Favorita con annesso chiosco bar e la gestione dei parcheggi comunali. Il sindaco si sarebbe impegnato a superare gli ostacoli di natura burocratico- amministrativa connessi alle aggiudicazioni ottenendo, come contropartita, il sostegno del clan nelle competizioni elettorali alle quali era interessato.

Massimiliano Filippo risulta essere, secondo le accuse, cliente abituale dell’associazione, perché acquirente di sostanza stupefacente e dipendente della ditta Nuova Era, amministrata da Stefanelli, nonché uomo di fiducia di questo e portavoce delle istanze del clan nei confronti del sindaco. Secondo gli investigatori la stessa elezione di Stefanelli, nel giugno del 2017, sarebbe avvenuta con il sostegno del clan.

L’indagine è stata condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile della compagnia carabinieri di Maglie dal settembre 2017 e ha consentito di individuare le condotte delinquenziali di un agguerrito gruppo criminale “emergente” di tipo mafioso egemone in numerosi comuni dell’area magliese, con connessioni e ramificazioni estese anche ad altri influenti sodalizi mafiosi della “sacra corona unita” dell’area salentina.

Alla guida del sodalizio Giuseppe Amato, detto “padre eterno”, volto noto della criminalità organizzata, legato ad una figura storica della Sacra Corona Unita Corrado Cucurachi, il “giaguaro”, legato al clan “Tornese” di Monteroni. Al suo fianco il figlio Francesco Amato, punto di riferimento di un reticolo associativo composto da giovani elementi che si muovevano secondo le sue direttive, seguendo la linea della forza di intimidazione. Chi non si piegava alla loro volontà pagava con ritorsioni cruente e messaggi molto chiari: auto incendiate, bombe, spedizioni punitive. La principale fonte di guadagni era lo spaccio di cocaina importata da Bergamo, ma anche Lecce, Casarano e Cavallino. Gli arrestati ricorrevano alla violenza fisica, alle minacce con armi e agli attentati dinamitardi per imporre la propria egemonia, ottenere pagamenti, estorcere somme di denaro. Nel mirino anche diversi titolari di stabilimenti balneari, a Otranto e Santa Cesarea. Nei contrasti per la gestione dello spaccio della droga si inquadra ad esempio l’omicidio di Mattia Capocelli. 

Tra gli avvocati difensori Mario e Vincenzo Blandolino, Giovanni Montagna, Luigi e Arcangelo Corvaglia.

M.Cos.

 

 

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