Lapadula: “Mi sono sbloccato, ora non mi fermo più”

Gianluca Lapadula, 29 anni, attaccante del Lcce

LECCE –  (di Tonio De Giorgi) Nessun timore o dubbio, Lapadula sta bene e la sua caviglia pure. “La mia caviglia sta benissimo”, afferma Gianluca Lapadula spazzando il campo di ogni dubbio circa la sua presenza domenica prossima contro il Cagliari. Sabato mattina durante il test amichevole contro la formazione Primavera era uscito anzitempo per una leggera distorsione alla caviglia destra. Liverani, dunque, può stare tranquillo e contare sull’attaccante che sta segnando con continuità. “Non ricordo quando ho segnato tre gol di fila – dice -, ma una cosa è certa: quando mi sblocco non mi fermo più”. E adesso mette nel mirino il Cagliari. “Al Cagliari ho già segnato, ma preferisco ricordare l’assist che feci a Bacca e vincemmo un a zero. Sarà una partita difficile, non ci sono impegni semplici, sono tutte complicate, non dovremo sbagliare l’approccio alla gara, per noi è fondamentale”, la raccomandazione dell’attaccante giallorosso. Tre gol nelle ultime tre partite anche se Lapadula all’Olimpico era andato a segno per rimediare all’errore dal dischetto di Babacar. “Avevo fatto poker, poi sappiamo tutti come è andata”, ricorda l’attaccante torinese. “Babacar aveva giocato bene – sostiene -, sul dischetto e sulle punizioni ci posso andare pure io, i rigori li ho tirati e li ho segnati, ma Mancosu è bravo, lo sta dimostrando. Quando si calcia un rigore si deve andare sereni. E anche sulle punizioni abbiamo gente con un bel piede”. Intanto Lapadula attinge dal suo repertorio. “Cerchiamo sempre il fraseggio e si fa in modo che la palla arrivi pulita agli attaccanti – spiega -, ma i lanci dalle retrovie  mi vanno bene come ha fatto Rossettini in Lecce-Sassuolo. È una giocata che a me piace. Comunque più giochiamo il pallone e più ci divertiamo. Per me l’aria è cambiata: negli ultimi due anni ho dovuto inghiottire tanto veleno, ora non voglio perdere più tempo”. E chissà se Mancini, un giorno, lo convocherà di nuovo in nazionale. “Non ho visto la partita di ieri, ero con le mie bambine, ma vestire la maglia della nazionale è un desiderio di qualunque giocatore – conclude -, è il punto massimo di arrivo”.

 

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